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  • Nel paziente con Mild Cognitive Impairment, la Pulse Wave Velocity rappresenta un predittore di progressione a demenza
    Fonte: Rouch L. et al. Hypertension. 2018 Nov;72(5):1109-1116. doi: 10.1161/HYPERTENSIONAHA.118.11443. Sono sempre più numerosi gli studi che indicano la presenza di un’associazione tra i tradizionali fattori di rischio cardiovascolare (diabete mellito, ipertensione arteriosa, …) e i disturbi cognitivi, compresa la demenza di Alzheimer. Il razionale di questa associazione probabilmente deve essere ricercato nel danno vascolare, correlato all’aterosclerosi e arteriosclerosi. Per questo motivo, Rouch e colleghi hanno condotto uno studio che ha analizzato il rischio di progressione del Mild Cognitive Impairment (MCI) a demenza, indagando in particolare il valore predittivo di alcuni indicatori di invecchiamento vascolare, ovvero la Pulse Wave Velocity (PWV), lo spessore medio-intimale, il diametro della carotide e le placche carotidee. Sono stati arruolati...leggi la news
  • Efficacia e sicurezza dei nuovi anticoagulanti orali nel trattamento della trombosi dell’auricola sinistra
    Fonte: Fleddermann A. et al. Am J Cardiol. Epub ahead of print 2018. doi: 10.1016/j.amjcard.2018.09.026. I nuovi anticoagulanti orali (NAO), o anticoagulanti orali diretti, sono sempre più utilizzati nella fibrillazione atriale per la profilassi tromboembolica, mentre sono pochi i dati disponibili relativi al trattamento della trombosi dell’auricola sinistra. Pertanto, questo studio ha valutato l’efficacia dei NAO nel trattamento di una pre-esistente trombosi dell’auricola sinistra, sulla base dei reperti rilevati all’ecocardiogramma transesofageo (ETE) e dell’analisi di outcome clinici. Nello studio sono stati arruolati 33 pazienti con trombosi dell’auricola sinistra trattata con NAO, di cui 18 avevano assunto apixaban, 10 dabigatran e 5 rivaroxaban. L’endpoint primario dello studio era rappresentato dalla risoluzione della trombosi all’ETE o dai...leggi la news
  • Sicurezza e outcome della pericardiocentesi nel versamento pericardico di origine neoplastica
    Fonte: Lekhakul A. et al. Am J Cardiol. 2018;122(6):1091-1094. doi: 10.1016/j.amjcard.2018.06.002. Le neoplasie rappresentano una delle cause più comuni di versamento pericardico, che in questi casi è spesso di entità significativa e quindi sintomatico. Tuttavia, sono poche le evidenze disponibili in merito alla sicurezza e agli outcome a lungo termine della pericardiocentesi nel versamento pericardico di origine neoplastica. In questo studio sono stati analizzati i dati relativi a 171 pazienti (53% di sesso maschile) con versamento neoplastico, sottoposti a pericardiocentesi eco-guidata nel periodo gennaio 2007 – dicembre 2016. L’età media della popolazione di studio era di 60±15 anni; tra i pazienti valutati, 135 presentavano un carcinoma metastatico, 23 un linfoma o una leucemia cronica e...leggi la news
  • Outcome dei pazienti sottoposti a TAVI: confronto tra l’accesso transfemorale e transapicale
    Fonte: Kumar N. et al. Am J Cardiol 2018 Nov 1;122(9):1520-1526. doi: 10.1016/j.amjcard.2018.07.025. Nei pazienti sottoposti a impianto di valvola aortica transcatetere (TAVI), le analisi post-hoc dei trials clinici hanno mostrato una superiorità dell’accesso transfemorale rispetto a quello transapicale; mancano però dati di outcome provenienti da popolazioni del mondo reale. In questo studio sono stati analizzati i dati relativi a 7.973 pazienti rappresentativi di una popolazione di 39.745 soggetti sottoposti a TAVI tra il 2011 e il 2014 ed è stata creata una coorte di pazienti sottoposti alla procedura con accesso transfemorale e transapicale, selezionata mediante propensity score matching in base a 23 caratteristiche basali. Gli outcome analizzati includevano mortalità intraospedaliera, danno renale acuto (AKI),...leggi la news
  • Losartan versus atenololo per la prevenzione della dilatazione dell’aorta nei pazienti con sindrome di Marfan
    Fonte: Teixido-Tura G et al. J Am Coll Cardiol. 2018;72(14):1613-1618. doi: 10.1016/j.jacc.2018.07.052. I beta-bloccanti rappresentano il trattamento standard nei pazienti con sindrome di Marfan (MFS). Per quanto riguarda invece il losartan, la letteratura riporta dati contrastanti in termini di efficacia, perlopiù derivanti da trial clinici con follow-up di breve durata. Il trial clinico LOAT (LOsartan vs ATenolol) ha arruolato 128 pazienti con MFS, 64 trattati con atenololo e 64 con losartan. In questo studio di Teixido-Tura e colleghi, i pazienti arruolati nel trial LOAT sono stati seguiti in un follow-up della durata di oltre 5 anni, al fine di valutare i benefici derivanti dal trattamento con losartan rispetto al trattamento con atenololo nella prevenzione della...leggi la news

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