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FIBRILLAZIONE ATRIALE ED ENDOCRINOPATIE

Patologie tiroidee, diabete mellito, obesità, deficit di vitamina D e iperaldosteronismo primario possono accompagnare la FA e complicarne la gestione clinica.

La fibrillazione atriale (FA) è l’aritmia sostenuta di più comune riscontro nella pratica clinica ed è associata ad una rilevante quota di morbilità e mortalità, costituendo un considerevole problema sia per il paziente che per il servizio sanitario. In particolare, la FA può emergere nel corso dello sviluppo di un “continuum cardiovascolare”, con incremento del rischio di morte di circa 2 volte ed un incremento del rischio di ictus cerebrale di circa 5 volte. La prevalenza della FA è strettamente correlata al fattore età con frequenza <1% tra i soggetti di età <50 anni e >7% tra i soggetti di età superiore agli 80 anni. L’ipertensione arteriosa, le coronaropatie ma, soprattutto, le malattie valvolari si associano frequentemente alla FA. Tuttavia, la FA è frequente anche in soggetti che non hanno alcuna patologia cardiaca (FA non valvolare) e che, peraltro, rappresentano la casistica più studiata nei trial clinici di intervento per la prevenzione delle complicanze tromboemboliche. Tra le patologie extra-cardiache che si possono associare alla FA ci sono alcune endocrinopatie, come le patologie tiroidee, il diabete mellito e l’adiposità, (obesità), il deficit di vitamina D e l’iperaldosteronismo primario (Tabella 1). FIBRILLAZIONE ATRIALE E TIREOPATIE
Gli ormoni tiroidei influenzano l’apparato circolatorio sia direttamente, in quanto nei cardiomiociti sono presenti recettori nucleari specifici “isoforma TRa” a cui si lega specificatamente la FT3 con conseguente aumento della forza/velocità di contrazione, aumento del rilasciamento diastolico, aumento della angiogenesi coronarica e riduzione delle resistenze vascolari (compresi i vasi coronarici), e sia indirettamente attraverso l’attivazione del sistema nervoso simpatico (SNS) e del sistema renina-angiotensina-aldosterone (SRAA). Inoltre, gli ormoni tiroidei sono in grado di stimolare il sistema specializzato di conduzione, e possono determinare a livello cardiaco effetti ionotropici, cronotropici e lusitropici. Nei pazienti affetti...continua a leggere

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