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AMERICAN HEART BLUES

Una compilation di nuovi dati dai late breaking trials.

Quest’anno, la scientific session dell’American Heart Association ritorna nella città del Blues, New Orleans, con un gustoso menu che include la presentazione delle linee guida sull’arteriopatia periferica e un variegato numero di trial clinici di particolare rilievo: tra questi, il trial sulla sicurezza di diversi farmaci anti-infiammatori non steroidei nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare, il trial sui nuovi risultati sull’inibizione del PCSK9 nel trattamento dell’ipercolesterolemia, il lavoro sugli nuovi anticoagulanti orali nei pazienti con fibrillazione atriale a cui necessita la somministrazione di antipiastrinici dopo PCI e, non da ultimo, i dati quasi definitivi sull’antidoto al dabigatran. L’esordio del late breaking clinical trial è stato domenica 13 novembre con la presentazione del PRECISION Trial (Prospective Randomized Evaluation of Celecoxib Integrated Safety vs Ibuprofen or Naproxen) che ha valutato, in uno studio prospettico multicentrico quale (tra Celecoxib, Ibuprofene e Naprossene) sia il più sicuro nei pazienti ad alto rischio di malattia cardiovascolare. Celecoxib ha raggiunto la non inferiorità per l’end point primario composito (morte cardiovascolare ed emorragica, infarto miocardico non fatale, ictus non fatale) sia per l’intention-to-treat (ITT) che per il trattamento. Anche Ibuprofene ha raggiunto la non inferiorità rispetto al Naprossene (P = 0.025). I pazienti randomizzati a Celecoxib, però, hanno presentato significativamente meno eventi gastrointestinali rispetto ai farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) non selettivi e un minor numero di eventi renali rispetto a Naprossene. “Dopo il ritiro di Rofecoxib, tutti pensavano di conoscere la risposta: gli inibitori COX-2 hanno un profilo cardiovascolare sfavorevole; invece, non lo abbiamo riscontrato in questo studio”, afferma Steven Nissen (Cleveland Clinic), principal investigator dello studio. Clyde Yancy (Northwestern University, Chicago) ha sottolineato che i dati di non inferiorità sono “rassicuranti”, ma ha espresso preoccupazione per le dosi di trattamento utilizzate nel trial, per il tasso di interruzione del trattamento (68,8%) e per la perdita del 27,4% dei pazienti al follow up. “Abbiamo fatto un bel lavoro su una questione ancora...continua a leggere

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