CardioLink Scientific News - Giornale telematico di informazione medico scientifica

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La sezione Heart & Brain del portale CardioLink, realizzata con un grant incondizionato di Daiichi-Sankyo, nasce dall’esigenza di diffondere, confrontare e implementare le conoscenze sulle interazioni tra cuore e cervello, in generale nelle loro funzioni e, in particolare, in relazione alle patologie di uno o di entrambi gli organi. In un’era in cui la medicina si affida a super-specializzazioni e a tecnologie altamente sofisticate, il medico è sempre più spinto verso una visione organo-centrica della patologia. Ogni Specialista guarda al suo organo di competenza (Cardiologo-cuore; Neurologo-cervello; ecc) in una spasmodica ricerca della causa di malattia concentrata sull’organo di cui si è specialisti. In molti casi, tale visione limita notevolmente la comprensione dei meccanismi e delle interazioni complesse che riguardano la fisiopatologia del nostro organismo inteso come l’insieme di organi complementari e spesso sinergici. La medicina, nella accezione più alta del termine, non deve perdere la visione del paziente nella sua interezza mantenendo una metodologia diagnostica che, partendo dall’anamnesi, riservando a nostro parere anche attenzione agli aspetti psico-sociali, sulla base di una ipotesi diagnostica, utilizzi in maniera appropriata i test clinici e strumentali considerando e ricercando anche le interazioni fra gli organi mediata dal sistema neuro-endocrino in una visione olistica del paziente. L’Area Cuore-Cervello di AIAC (Associazione Italiana Aritmologia e Cardiostimolazione) nasce da queste considerazioni e dalla convinzione che il cuore e il cervello siano due organi intimamente connessi nel loro funzionamento tanto che una malfunzione dell’uno può determinare una patologia dell’altro e viceversa. A tutt’oggi, per molte patologie, non è ancora chiaro quale dei due organi sia a determinare per primo l’inizio della malattia.
Due esempi, peraltro, molto frequenti nella popolazione generale, possono essere portati a sostegno di tale convinzione: la sincope e la fibrillazione atriale. La sincope è una perdita di coscienza determinata da una riduzione improvvisa e transitoria del flusso ematico al cervello e, in particolare, alla corteccia cerebrale. La riduzione del flusso ematico può essere causata da un riflesso vagale mediato dal sistema nervoso autonomo e regolato dal sistema nervoso centrale che causa bradicardia e ipotensione e ridotta gettata cardiaca. La ipoperfusione cerebrale può anche essere causata da un riflesso simpatico che può indurre una tachiaritmia talmente veloce da determinare una caduta della portata cardiaca. La comparsa di aritmie sia lente che rapide nel contesto di una cardiopatia ha le stesse, e talvolta più gravi, conseguenze sul cervello. La fibrillazione atriale può determinare perdita di coscienza, TIA e ictus cerebrale sia come conseguenza di una patologia cardiaca strutturale o, se indotta, da un ipertono del vago o del simpatico (Figura 1). Si intuisce, dunque, come tali meccanismi di interazione tra cuore cervello siano complessi ma attualmente non del tutto noti. Nasce, dunque, l’esigenza di mettere insieme contributi di Specialisti di vari settori della medicina che, comunicando le loro esperienze cliniche e le loro conoscenze scientifiche, contribuiscano ad uscire da una ristretta visione organo-centrica e ad entrare in un’ottica clinica più ampia.
A tale scopo, il piano editoriale dell'area web di cardiolink.it  Heart & Brain prevede il contributo di Cardiologi, Neurologi, Neuro-fisiologi, Internisti, Endocrinologi, Psicologi su temi che sottintendono una interazione tra cuore e cervello.

Fabrizio Ammirati, MD, FESC
Direttore Dipartimento di Medicina
UOC Cardiologia
Ospedale G. Grassi- Policlinico Di Liegro
ASL Roma D


Edoxaban: un altro passo in avanti nel trattamento anticoagulante

Una nuova efficace e sicura alternativa terapeutica per la prevenzione dell’ictus nei pazienti con FA non valvolare e per il trattamento del tromboembolismo venoso

Agli anticoagulanti già disponibili si aggiunge oggi un nuovo farmaco che va a rafforzare le evidenze di efficacia, sicurezza e maneggevolezza dei Non Antagonisti della Vitamina K (NAO). Edoxaban è, dunque, disponibile (prescrivibile e rimborsabile) per l’utilizzo nella pratica clinica in Italia con le indicazioni tipiche dei NAO: prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica in pazienti adulti affetti da fibrillazione atriale non valvolare (FANV) e per il trattamento e la prevenzione delle recidive di trombosi venosa profonda (TVP) e di embolia polmonare (EP) negli adulti. Edoxaban, un inibitore del fattore Xa della cascata della coagulazione, viene proposto in monosomministrazione giornaliera in virtù di una farmacocinetica dose-dipendente e riproducibile che permette la prescrizione a dosaggi fissi, senza ricorrere a monitoraggi di routine dell’azione anticoagulante, con una biodisponibilità del 62% ed un picco di concentrazione plasmatica raggiunto entro 1-2 h...continua a leggere

Dispositivi impiantabili e non per la diagnosi e follow up della Fibrillazione atriale

Il monitoraggio continuo del ritmo cardiaco come strumento diagnostico indispensabile per la gestione clinica della fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale (FA) e’ l’aritmia piu’ comune nella pratica clinica ed e’ associata ad un incremento della morbidita’ e mortalita’ con un impatto economico nel sistema sanitario correlato principalmente alle complicanze tromboemboliche. E’ un dato di fatto che le ricorrenze di FA, soprattutto se decorrono in modo asintomatico, rappresentano un rischio di tromboembolismo cerebrale o periferico per il paziente. Infatti, un numero elevato di pazienti con ictus sono affetti da FA non riconosciuta. Gli episodi asintomatici sono molto frequenti e si presentano sia in pazienti con precedente storia clinica di FA sia in pazienti senza precedenti eventi aritmici...continua a leggere

Indicazioni all’impianto pacemaker nella sincope: luci ed ombre

I pazienti che vengono avviati al pacing cardiaco devono essere affetti da sincopi ricorrenti severe, ovvero frequenti, non precedute da prodromi e associate ad eventi traumatici...

La sincope è una perdita di coscienza transitoria dovuta ad un ipoaffluso cerebrale globale con rapido inizio, breve durata e recupero completo e spontaneo della coscienza. Rappresenta la causa del 3% degli accessi in Pronto Soccorso e dell’1% dei ricoveri ospedalieri. Nel 30% dei casi, la sincope è ricorrente e causa di eventi traumatici (fratture ed incidenti stradali). Dal punto di vista eziopatologico, si riconoscono tre cause: quella riflessa dovuta ad una risposta anomala del sistema nervoso autonomo a svariati stimoli, consistente in bradicardia e/o vaso depressione; quella cardiaca che è dovuta ad un’aritmia o ad un’anomalia strutturale del cuore e dei grossi vasi e, infine, la causa ortostatica che è determinata da una insufficiente risposta vaso costrittiva allo stimolo dell’ortostatismo...continua a leggere

Effetti di classe dei nuovi anticoagulanti orali

Alla luce degli studi clinici e dei registri tra efficacia e sicurezza

I nuovi anticoagulanti orali (NAO) hanno costituito un’importante innovazione nella terapia anticoagulante orale dominata per oltre 60 anni dagli antagonisti della vitamina K (AVK). Essi inibiscono un solo fattore della coagulazione, con un meccanismo d’azione più selettivo rispetto agli AVK. Nello specifico il dabigatran è un inibitore diretto della trombina, mentre apixaban, rivaroxaban ed edoxaban sono inibitori del fattore X attivato. In seguito ai risultati positivi di efficacia e sicurezza ottenuti nella profilassi del tromboembolismo venoso in pazienti sottoposti ad interventi di chirurgia elettiva d’anca e di ginocchio, queste nuove molecole sono state confrontate con il warfarin nella profilassi tromboembolica del paziente con fibrillazione atriale (FA) non valvolare, in trial randomizzati e controllati (RCT) di fase III...continua a leggere

Quadri neuroradiologici dell’ictus ischemico cerebrale

Il neuroimaging può aiutare a comprendere l’eziologia dell’ictus ischemico?

Il neuroimaging, negli ultimi anni, ha svolto un ruolo chiave nella diagnostica della gestione del trattamento acuto dell’ictus ischemico cerebrale e ha sviluppato una funzione sempre più rilevante anche nella individuazione del meccanismo eziopatogenetico dell’evento ischemico. La metodica comunemente più utilizzata per la valutazione di un ictus acuto è la tomografia assiale computerizzata (TAC) cerebrale senza mezzo di contrasto. Ad oggi è l’unica indagine di neuroimaging richiesta prima della somministrazione della trombolisi endovenosa con rtPA (attivatore tissutale ricombinante del plasminogeno). La TAC è, pertanto, considerata l’esame di primo livello nella fase acuta (Linee Guida ISO-SPREAD 2016, raccomandazione 5.2.a, forte a favore)....continua a leggere

Cosa sono le STROKE UNIT e che cosa curano..

"Time is brain": la ricerca ha dimostrato che curare precocemente l'ictus salva il cervello.

Le Stroke Unit (SU) sono reparti di cura intensiva dedicati a curare l’ictus o infarto cerebrale, un’emergenza medica. Sono concettualmente nate circa trent’anni fa sull’onda entusiastica delle unità intensive coronariche (UTIC) per il trattamento dell’infarto cardiaco e che avevano dimostrato come la precocità delle cure è vincente nelle patologie vascolari. Le UTIC si sono affermate grazie alle loro modalità organizzative di cura immediata dimezzando, in poco tempo, le morti improvvise per infarto cardiaco, la causa di mortalità più frequente ancora oggigiorno nel mondo occidentale anche in soggetti giovani, un vero spettro per chiunque.
Hanno, inoltre, diffuso nella popolazione una grande consapevolezza della necessità di cure tempestive innescando campagne mediatiche finalizzate alla conoscenza dell’infarto nella popolazione ed alla necessità di arrivare il più in fretta possibile in ospedale per salvare il cuore.....continua a leggere

Quanto incidono e come si gestiscono i sanguinamenti in corso di trattamento con NAO?

Tutti i NAO sono stati approvati (sia per la FANV – fibrillazione atriale non valvolare, che per il TEV – trombo embolismo venoso) attraverso imponenti trial randomizzati in doppio cieco (tutti pubblicati sul NEJM) risultando superiori al comparatore (il warfarin) relativamente al rischio emorragico. Ciò ha comportato che le Linee Guida internazionali (ESC, già dal 2012 e, poi successivamente, anche ACCP nel 2016) raccomandassero i NAO come prima scelta a causa del migliore “net clinical benefit” (somma di: almeno pari efficacia e di minore rischio emorragico) sia per FANV che per TEV (1-2). Le emorragie in corso di trattamento con NAO sono certamente presenti (trattasi di “anticoagulanti”) ma sono risultate in percentuale inferiore al warfarin non solo nei megatrial (3), ma anche negli studi osservazionali post-marketing, nei registri e nella “real life” (4-10); per esempio, nei 6.800 pazienti dello studio XANTUS (6), in soli 2 casi è stato impiegato il concentrato di complesso protrombinico (PCC), come pure in sole 4 delle 395 emorragie maggiori degli oltre 7.000 pz del braccio-NAO dello studio Rocket-AF (11)...continua a leggere

Telecardiologia applicata alla gestione della fibrillazione atriale

Riconoscere precocemente la fibrillazione atriale silente per prevenire l’ictus

Prevalenza della fibrillazione atriale (FA)
La fibrillazione atriale è l’aritmia cardiaca più frequente e la sua incidenza aumenta progressivamente con l’età fino a superare il 10% al di sopra degli 80 anni. Un aspetto critico è rappresentato dal fatto che la FA è asintomatica in oltre l’80% dei casi. La FA, indipendentemente dai sintomi, è un predittore indipendente per eventi clinici maggiori, quali ictus, scompenso cardiaco e mortalità. Per quanto riguarda in particolare il rischio di ictus, si calcola che il rischio sia aumentato di circa 5 volte e che aumenti progressivamente con l’età. Il rischio di ictus è indipendente dalla presentazione clinica della FA, è cioè sovrapponibile nelle forme parossistiche, persistenti e permanenti. Nel complesso, è stato riportato che la FA è responsabile di circa il 20% di tutti gli ictus ischemici. La diagnosi di FA asintomatica o silente è particolarmente complessa...continua a leggere

Coagulazione e ictus cerebrale

Focus sulla complessa e controversa relazione fra i più noti disordini della coagulazione ereditari o acquisiti e la predisposizione individuale allo sviluppo di ictus cerebrale.

L’ictus cerebrale ischemico rappresenta la terza causa di morte, dopo le cardiopatie e il cancro, e la principale causa di invalidità a lungo termine nel mondo. In Italia colpisce più di 200.000 persone ogni anno, con una incidenza più alta nei soggetti con età maggiore di 65 anni (66% dei casi), principalmente a causa della comparsa/accumulo dei fattori di rischio ad essa correlati. Nonostante la forte prevalenza negli individui anziani, l’ictus cerebrale viene sempre più spesso diagnosticato nei giovani, con una media di 7-11 casi ogni 100.000 individui di età inferiore a 55 anni [1], ed è inoltre una condizione sempre più riconosciuta nel periodo neonatale, con una incidenza di 1 ogni 4000 nati vivi, anche se, recentemente, sono stati registrati dei tassi più elevati....continua a leggere

Cause del deterioramento psicofisico nei pazienti con encefalopatia multinfartuale

L’encefalopatia multinfartuale rappresenta un’entità complessa ed eterogenea, caratterizzata da una diffusa degenerazione della sostanza bianca cerebrale ad eziologia vascolare, associata a fattori di rischio cardiovascolari.

L’encefalopatia multinfartuale rappresenta un’entità complessa ed eterogenea, caratterizzata da una diffusa degenerazione della sostanza bianca cerebrale ad eziologia vascolare, solitamente associata ad alcuni fattori di rischio cardiovascolari quali ipertensione arteriosa, cardiopatia (ischemica o aritmica quale la fibrillazione atriale), iperomocisteinemia, ipercolesterolemia, presenza dell’allele APOE e4, obesità, aterosclerosi dei piccoli vasi cerebrali, anamnesi positiva per ischemie cerebrali multiple. I meccanismi patogenetici alla base di tale quadro patologico possono essere molteplici: aterosclerosi, tromboembolismo, trombofilia, insufficienza emodinamica ed infine alcune più rare arteriopatie su base genetica fra cui va menzionata l’arteriopatia cerebrale autosomica dominante con infarti sottocorticali e leucoencefalopatia (CADASIL).
L’encefalopatia multinfartuale è annoverata fra le forme di decadimento cognitivo in quanto può essere una importante causa di danno cerebrale attraverso due meccanismi differenti: la stenosi dei vasi arteriosi cerebrali con conseguente riduzione del flusso ematico, ma soprattutto gli infarti secondari, le lesioni ischemiche subinfartuali e le emorragie cerebrali che tali modificazioni vascolari possono concorrere a determinare.....continua a leggere

Come identificare la Fibrillazione Atriale asintomatica

Risulta particolarmente importante nella prevenzione di eventi post ictus in soggetti trattati solo con ASA a basso dosaggio.

La fibrillazione atriale (FA) aumenta il rischio di ictus ischemico di circa 5 volte. La terapia anticoagulante orale consente di ridurre tale rischio di circa due terzi. Purtroppo, la FA è asintomatica nel 70-80% dei casi. Per tale ragione, non è possibile affidarsi unicamente ai sintomi riferiti dal paziente per identificarla ma, piuttosto, è necessario sviluppare delle strategie capaci di identificarla anche quando non associata a sintomi. I contesti clinici nei quali può essere ricercata la fibrillazione atriale possono essere ricondotti a due scenari principali: quello della prevenzione primaria dell’ictus e quello della prevenzione secondaria dell’ictus. In questo articolo ci focalizzeremo prevalentemente sulla ricerca della FA per la prevenzione secondaria dell’ictus ischemico...continua a leggere

Burden di fibrillazione atriale e rischio di stroke: quali novità?

La fibrillazione atriale: un problema sempre più emergente

La fibrillazione atriale (FA) è la più comune aritmia sostenuta riscontrata nella pratica clinica ed è associata con un’importante morbilità e eventi avversi quali stroke, scompenso cardiaco nonché con un incremento del rischio di mortalità. La FA è riscontrabile in circa il 2% della popolazione, con una prevalenza in netto incremento in rapporto all'invecchiamento della popolazione. In realtà, il profilo epidemiologico della FA è largamente incompleto in quanto una proporzione importante degli episodi e dei pazienti possono essere asintomatici...continua a leggere

Fibrillazione atriale ed endocrinopatie

Patologie tiroidee, diabete mellito, obesità, deficit di vitamina D e iperaldosteronismo primario possono accompagnare la FA e complicarne la gestione clinica

La fibrillazione atriale (FA) è l’aritmia sostenuta di più comune riscontro nella pratica clinica ed è associata ad una rilevante quota di morbilità e mortalità, costituendo un considerevole problema sia per il paziente che per il servizio sanitario. In particolare, la FA può emergere nel corso dello sviluppo di un “continuum cardiovascolare”, con incremento del rischio di morte di circa 2 volte ed un incremento del rischio di ictus cerebrale di circa 5 volte. La prevalenza della FA è strettamente correlata al fattore età con frequenza 7% tra i soggetti di età superiore agli 80 anni. L’ipertensione arteriosa, le coronaropatie ma, soprattutto, le malattie valvolari si associano frequentemente alla FA. Tuttavia, la FA è frequente anche in soggetti che non hanno alcuna patologia cardiaca (FA non valvolare) e che, peraltro, rappresentano la casistica più studiata nei trial clinici di intervento per la prevenzione delle complicanze tromboemboliche...continua a leggere

La triplice terapia nei pazienti con fibrillazione atriale e sindrome coronarica acuta

Il 30% dei pazienti sottoposti a TAO presenta anche malattia coronarica ostruttiva e il 5-10% dei soggetti sottoposti a rivascolarizzazione con PCI presenta FA. Quali evidenze abbiamo sull'utilizzo di DAPT e NAO?

Sempre più spesso, nella pratica clinica, ci troviamo a trattare pazienti in cui coesistono le indicazioni ad effettuare terapia anticoagulante orale (TAO) e duplice terapia antiaggregante (DAPT) con Aspirina (ASA) ed un inibitore del recettore piastrinico P2Y12. I dati disponibili in letteratura mostrano che circa il 30% dei pazienti con indicazione a TAO presenta anche una malattia coronarica ostruttiva (1) e che fra il 5 ed il 10% dei pazienti sottoposti ad angioplastica percutanea (PCI) presentano Fibrillazione Atriale (FA) (2). Numericamente, in Europa, circa 1-2 milioni di pazienti affetti da FA, e perciò in TAO, vengono sottoposti a PCI e -nella maggior parte dei casi- ad impianto di stent (3). La terapia con i dicumarolici ha dimostrato di essere superiore alla DAPT nella prevenzione dell’ictus ischemico poiché in tale condizione si ha la formazione di un trombo a contenuto maggiore di fibrina; a sua volta, la DAPT si è dimostrata superiore alla TAO nella prevenzione della trombosi di stent, evento scatenato da un’importante attivazione piastrinica (4). Oggi, per i pazienti con FA non valvolare, sono a disposizione anche i nuovi farmaci anticoagulanti orali (NAO) in alternativa ai dicumarolici. La sfida nella gestione di pazienti con indicazione sia a TAO che a terapia antiaggregante è quella di riuscire a prevenire gli eventi ischemici (ictus e trombosi di stent) riducendo al minimo l’incidenza di emorragie.....continua a leggere

Interazioni cuore/cervello: le nuove frontiere in neuro-psico-fisiologia

I meccanismi di integrazione tra i sistemi rappresentano la sfida che muove da sempre la ricerca delle Scienze Umane.

In che modo l’attività fisiologica del cuore interagisce con le funzioni del cervello umano? E, al contrario, quando e come le funzioni fondamentali del nostro cervello, quelle emotive, cognitive e comportamentali interagiscono con le attività autonomiche del “sistema cuore”? In altre parole, il cuore e il cervello come comunicano? Quando e in che modo il contesto affettivo e sociale diviene importante in questa interazione? Il XXI secolo tira le fila sugli sviluppi compiuti dai numerosi studi della neurofisiologia, psicofisiologia e neuroscienze cognitive. L’interesse è rivolto a comprendere i meccanismi che legano i processi funzionali di regolazione mente-corpo intrasistemici e intersistemici in un’ottica neurobiologica, psicologica e sociale.....continua a leggere

PFO: si chiude o no? Quale terapia farmacologica?

Ancora non è chiaro se sia superiore o meno rispetto alla terapia medica nella prevenzione secondaria delle recidive di ictus cerebrale ischemico criptogenetico

Nonostante la procedura di chiusura del PFO (forame ovale pervio) con dispositivo per via percutanea transcatetere sia semplice, efficace e priva di significative complicanze, non e’ stato ancora stabilito in maniera chiara e definitiva se sia superiore o meno rispetto alla terapia medica nella prevenzione secondaria delle recidive di ictus cerebrale ischemico criptogenetico. Dunque, la questione è: chiudere o non chiudere il PFO? e se non chiudere con dispositivo il PFO, quale terapia preferire? Com’é intuitivo, le domande non possono essere di esclusiva pertinenza cardiologica ma richiedono un approccio multidisciplinare al problema e, pertanto, una stretta collaborazione tra neurologi clinici, cardiologi clinici e interventisti, neuroradiologi, internisti, ematologi e “care givers” in ambito di “Heart-Brain Team.....continua a leggere

La Rete delle Neurocardiologie 2016

Non solo la Convention dei Centri per il trattamento dell’ictus ma tanta condivisione della produzione scientifica, utilizzo delle linee guida ed esperienze cliniche.

La Rete delle Neurocardiologie è ormai una realtà, operativa su tutto il territorio nazionale, per lavorare ai nuovi studi spontanei multicentrici (vedi articoli CardioLink “La rete delle neurocardiologie italiane”, “Nelle maglie della rete” e “Rete di protezione”) dell’Area AIAC Interazioni Cuore-Cervello (co-Chairmen Stefano Strano e Fabrizio Ammirati con Danilo Toni come membro esterno esperto per il settore neurovascolare) e condividere percorsi clinici basati sulle evidenze. Una soluzione pratica ed efficace al problema della difficile implementazione delle numerose linee guida che convergono nella gestione del paziente “neurologico” e “cardiologico”, attraverso un’azione culturale che tende ad eliminare il concetto del “consulente di turno” nell’affrontare la complessità della malattia. Questi gli ingredienti del successo del III Congresso Nazionale de “La Rete delle Neurocardiologie 2016”.....continua a leggere

Semplificazione dell’utilizzo dei NAO dalla prescrizione al follow-up

Proposte "real life" per superare i problemi di accesso ai NAO e di appropriatezza.

I nuovi anticoagulanti orali (NAO) si stanno ormai imponendo come una valida alternativa agli inibitori della vitamina K (AVK) nella prevenzione dell’ictus nei pazienti affetti da fibrillazione atriale non valvolare (FANV). Le schede tecniche di dabigatran, rivaroxaban, apixaban ed edoxaban indicano con chiarezza la prescrivibilità di tali farmaci mettendoli sostanzialmente sullo stesso piano e lasciando al Clinico la facoltà di scegliere il farmaco e il dosaggio migliore per il suo paziente, mentre per la rimborsabilità sono previsti una serie di adempimenti. Infatti, sia per motivi di farmacovigilanza, volta a verificarne prevalentemente la sicurezza (effetti avversi), sia per verificare se la terapia è costo-efficace (in termini sia clinici che economici), i NAO sono stati sottoposti in Italia all’obbligo della compilazione del Piano Terapeutico. Purtroppo, i criteri di prescrivibilità e di rimborsabilità non coincidono......continua a leggere

Epidemia ICTUS: incidenza e cause nell’anziano

Gli anziani devono potersi giovare di una strategia di prevenzione efficace. Non c’è spazio per gestioni immotivatamente rinunciatarie!

“Io povero vecchio… i birbi posson morire, della peste si può morire; ma agli anni non c’è rimedio”. Le riflessioni di Don Abbondio rappresentano un chiaro esempio di come, da sempre, nell’immaginario collettivo la vecchiaia rappresenti la causa di tutti i mali. Invero, le patologie che maggiormente affliggono la salute del singolo individuo e che più impattano sul nostro sistema socio-assistenziale, ictus in primis, sembrano rappresentare oggi più che mai una sorta di triste prerogativa della senescenza.......continua a leggere

Prevenzione dell’ictus mediante i nuovi anticoagulanti orali nell’anziano

La comparsa di fibrillazione atriale (FA) è fortemente dipendente dall’età e nell'anziano il rischio di ictus correlato è 3 volte maggiore che nell'adulto...

Come è ben noto, la comparsa di nuovi casi di fibrillazione atriale (FA) è fortemente dipendente dall’età (1). Questo sia in assoluto che in conseguenza dell’analoga età-dipendenza mostrata anche delle condizioni che frequentemente (co-) determinano la comparsa di fibrillazione atriale, quali ad esempio l’ipertensione arteriosa e/o lo scompenso cardiaco (2). Ciò fa della fibrillazione atriale – soprattutto, ma non solo, nelle sue forme persistente e permanente (3) – una patologia tanto frequente quanto potenzialmente grave nel paziente ultrasessantacinquenne, in cui il rischio di manifestare un ictus cardioembolico è di almeno 3 volte superiore – si intende mediamente – rispetto a quello evidenziabile in un paziente più giovane (4).......continua a leggere

Esistono veramente delle differenze tra i NAO?

RELY, ROCKET-AF, ARISTOTLE ed ENGAGE-AF ci hanno fatto conoscere i NAO. Ora possiamo mappare il loro utilizzo clinico...

Sono stati pubblicati 4 trial randomizzati di fase III di confronto diretto tra warfarin ed anticoagulanti orali non antagonisti della Vitamina K (NAO) in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare (FANV): lo studio RELY (Randomized Evaluation of Long-Term Anticoagulation Therapy) con il dabigatran, un inibitore della trombina valutato in bracci differenti a due diverse dosi (110 e 150 mg x 2/die) (1); gli altri studi sono stati condotti con un inibitore del fattore X attivato: rivaroxaban in monosomministrazione 20 mg/die nello studio ROCKET-AF (Rivaroxaban Once-daily oral direct factor Xa inhibition Compared with vitamin K antagonism for prevention of stroke and Embolism Trial in Atrial Fibrillation)(2); apixaban 5 mg x 2/die nello studio ARISTOTLE (Apixaban for Reduction in Stroke and Other Thromboembolic Events in Atrial Fibrillation) (3); edoxaban 60 mg o 30 mg x 1/die in ENGAGE-AF (Effective Anticoagulation with Factor Xa Next Generation in Atrial Fibrillation—Thrombolysis in Myocardial Infarction 48) (4)......continua a leggere

Prevenzione dell'ictus nella fibrillazione atriale: antipiastrinici o anticoagulanti?

Non ci devono essere dubbi a riguardo!! Anche le linee guida ESC sulla FA sono chiare...

La fibrillazione atriale (FA) conferisce un rischio sostanziale di ictus ischemico e di trombo-embolismo sistemico (stroke/systemic embolism - S/SE) per cui la prevenzione dell'ictus in corso di FA è stata oggetto di notevole interesse clinico e di intensa investigazione scientifica. Dal punto di vista fisiopatologico, i trombi che eventualmente si generino in corso di FA sono trombi "rossi", ricchi prevalentemente di fibrina, a differenza dei trombi della malattia coronarica, che sono trombi "bianchi", ricchi prevalentemente di piastrine. Da qui, il razionale di usare gli anticoagulanti nella prevenzione del tromboembolismo nella FA (stroke prevention in atrial fibrillation - SPAF) e gli anti-aggreganti piastrinici nella prevenzione e nel trattamento della malattia coronarica. Nonostante queste considerazioni, tuttavia, l'aspirina (ASA) è stata -ed è ancora- largamente prescritta nella SPAF: questo a causa della percezione errata di un'efficacia non minore di quella degli anticoagulanti antagonisti della vitamina K (vitamin K antagonists - VKA)......continua a leggere

Sindrome bradi-tachi e incidenza di ictus

Prevenzione con terapia anticoagulante irrinunciabile ma capiamone di più...

Nel 1954, il Dott. D.S. Short1 pubblicava sul British Heart Journal un report dal titolo “The syndrome alternating bradycardia and tachycardia” identificando, per la prima volta, in 4 pazienti che soffrivano di attacchi sincopali, la causa del disturbo nell’alternanza di una bradicardia sinusale con fasi di una tachicardia che egli definì “auricolare”. Oggi, quella tachicardia è più comunemente denominata sopraventricolare e consiste spesso in un flutter (FLA) e/o in una fibrillazione atriale (FA). L’autore, sia durante la bradicardia che all’improvviso sblocco della tachicardia, aveva osservato, quale causa delle sincopi, prolungate pause da 'standstill' del nodo del seno. E’ interessante notare che, nella originale descrizione di Short, i parossismi di tachicardia avevano una durata variabile da minuti a mesi. Ciascun paziente aveva attacchi di durata variabile da 1 mese a 1 anno. In un follow-up di quasi 5 anni, palpitazioni, capogiri e transitorie perdite di coscienza fino a veri e propri attacchi di Stokes-Adams si manifestavano in tutti e quattro i pazienti e uno andava incontro a infarto cerebrale, di probabile origine embolica......continua a leggere

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