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UN PESO MONDIALE

L’IDF Atlas 2015 lancia le nuove stime mondiali per il diabete: 415 milioni di persone sono affetti dalla malattia e il numero è in crescita rispetto alle stime del 2013. Lanciato l’allarme alle Istituzioni!

Il 14 novembre di ogni anno, l’International Diabetes Federation (IDF) celebra la giornata mondiale del diabete (WDD). La “World Diabetes Day” è una campagna mondiale istituita nel 1991 dall’IDF e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e sviluppata al fine di impegnare l’IDF e i suoi membri per aumentare la consapevolezza circa il crescente onere economico e sanitario che il diabete rappresenta. La campagna di quest’anno è incentrata sulla creazione e il rafforzamento dell’educazione sanitaria pubblica e sull’incoraggiare i cambiamenti dello stile di vita per prevenire il diabete di tipo 2. Dopo la WDD, al Congresso Mondiale del Diabete tenutosi a Vancouver, l’IDF ha pubblicato nuove stime epidemiologiche riguardanti la prevalenza e la crescita del diabete in tutto il mondo. Nel 2015, si stima che 415 milioni di persone nel mondo siano affette da un tipo di diabete. La nuova stima – che combina tutti i tipi di diabete – mostra un aumento di 31 milioni di adulti che vivono con il diabete in tutto il mondo rispetto ai dati pubblicati nel 2013. È chiaro che il mondo sta affrontando un’epidemia di diabete senza precedenti. Ovviamente, la storia è molto diversa nelle diverse parti del mondo. Quest’aumento di diabete di tipo 2 è associato con gli stili di vita moderni, caratterizzati da una cattiva alimentazione, inattività fisica, e la crescente obesità. Se non si interviene, l’IDF stima che, entro il 2040, ci saranno 642 milioni di persone affette da diabete, con un incremento di oltre il 50% rispetto al dato di oggi (Figura 1). Una delle conseguenze più gravi del diabete è che esso rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo della malattia cardiovascolare (CVD). Il diabete e le sue complicanze associate, come la CVD, sono le cause principali di morte in molti paesi, in alcuni dei quali, più modernizzati e sviluppati, la CVD è responsabile del 50% delle morti dovute al diabete (IDF Diabetes Atlas 2015). Secondo l’IDF, si stima che, nel 2015, 5 milioni di adulti sono morti per diabete, il che equivale a un decesso ogni sei secondi. Dal 2011 al 2013, le stime di mortalità per diabete sono aumentate dell’11%, in contrasto con l’andamento di tutte le altre malattie non trasmissibili che, a livello mondiale, invece, mostrano tassi di mortalità in calo (IDF Atlas 2015). La mortalità del diabete riflette, oltretutto, un onere maggiore rispetto ad altre patologie di alto profilo riguardanti la salute pubblica come HIV/AIDS, tubercolosi e malaria (Figura 2). Le complicanze del diabete hanno un costo impressionante stimato in più di 670 miliardi di dollari l’anno (più dell’intera spesa militare degli Stati Uniti). Oltre ai 415 milioni di pazienti con diabete, l’IDF stima che 318 milioni di persone hanno una ridotta tolleranza al glucosio, e circa 21 milioni di donne sviluppano diabete gestazionale. Nessun paese è immune da questa epidemia e il 75% delle persone con diabete vive in paesi a basso e medio reddito. Impressiona pensare che, a livello mondiale, un individuo su 11 in età adulta è affetto da diabete (IDF Diabetes Atlas 2015). Dando un’occhiata alle stime “regionali”, si può vedere che il Pacifico occidentale ha il più alto numero di persone con diabete (153 milioni), ma il Nord America ha la più alta prevalenza pro capite con uno su 8 adulti affetti dalla malattia. Cina e India hanno il più alto numero totale di persone con diabete – 110 milioni e 69 milioni rispettivamente – mentre le più alte prevalenze sono state trovate nelle isole del Pacifico di Tokelu e Nauru, dove rispettivamente il 30% e il 24% di tutti gli adulti sono affetti da diabete. Dopo gli Stati Uniti, gli altri paesi sviluppati, con prevalenze elevate di diabete, includono Singapore (10,5%), seguito da Malta (10%), dal Portogallo (10%) e Cipro (9,5%). Qatar, Arabia Saudita, Kuwait sono tutti nella top 10, mentre i 10 paesi con i tassi più bassi stimati di diabete sono in Africa, in parte a causa della maggiore prevalenza di altre malattie e sicuramente a causa dell’aspettativa di vita inferiore. I paesi con la più bassa prevalenza stimata tra le 38 totali nazioni sviluppate catalogate nell’atlante sono Lituania, Estonia e Irlanda (intorno al 4%), seguite da Svezia, Lussemburgo, Regno Unito e Australia (tutte intorno al 5%). Il Canada, la nazione ospitante il Congresso Mondiale del Diabete, ha una prevalenza intorno al 7%. Nei prossimi 25 anni, l’IDF prevede che il numero dei casi di diabete in Medio Oriente e in Africa sarà più che raddoppiato, mettendo non solo i sistemi sanitari, ma intere economie sotto sforzo. L’IDF ha in atto una campagna per convincere i governi di tutto il mondo a effettuare modifiche in ambito alimentare, in parte seguendo l’esempio di paesi come il Messico ma anche altri che hanno imposto tasse sulle bevande zuccherate. La buona notizia è che il diabete di tipo 2 può essere prevenuto attuando dei cambiamenti dello stile di vita, un’alimentazione sana e aumentando l’attività fisica. Nell’annunciare questi dati, l’IDF sta incoraggiando tutti ad apportare modifiche alla loro dieta per ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Quelle stesse modifiche sono di grande aiuto anche per chi è affetto da diabete – sia di tipo 1 che di tipo 2 – per ottenere un migliore controllo e ridurre il rischio di complicazioni legate alla malattia.

Besmir Nreu
Scuola di Specialità in Geriatria e Gerontologia
Università degli Studi di Firenze
Ospedale di Careggi

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