CardioLink Scientific News - Giornale telematico di informazione medico scientifica

Le Iniziative di CardioLink Scientific News

Cuore e Dolore: Rischio cardiaco FANS e Analgesici ... Why Not? Video intervista a Roberto Pescatori tratta dalla sessione CUORE E DOLORE

La sicurezza di rivaroxaban nei pazienti complessi: dagli studi clinici alla vita reale Gli anticoagulanti orali non vit-K dipendenti (NOACs), diventati disponibili negli ultimi due decenni, stanno cambiando radicalmente la gestione del paziente a rischio di tromboembolismo arterioso e venoso. L’utilizzo a dosi fisse rispetto ai dicumarolici -farmaci tradizionali nella terapia anticoagulante orale-, la rapida azione, la breve emivita e le basse interazioni con i farmaci e gli alimenti sono tutte caratteristiche che contribuiscono ad un largo utilizzo di questi nuovi farmaci. Oltre alla complessità di utilizzo, anche il rischio di emorragie ha frenato l’utilizzo dei dicumarolici, soprattutto nei pazienti anziani, fragili e pluripatologici. Gli studi registrativi dei NOACs, con decine di migliaia di pazienti, hanno dimostrato la loro pari efficacia ai dicumarolici senza aumentare il rischio emorragico, anzi riducendo nettamente, le più temute emorragie, quelle intracraniche. I limiti dei dati dei trial è determinata dal fatto che includono pazienti molto selezionati e poco “di vita reale.

Studio EINSTEIN CHOICE: una “scelta personalizzata" per la terapia di lunga durata della malattia tromboembolica venosa cronica

Con rivaroxaban, maggiore flessibilità nelle decisioni su durata e dosi della terapia

I risultati dello studio EINSTEIN CHOICE, presentato al recente Congresso dell’American College of Cardiology a Washington a Marzo 2017, aiutano a ridefinire i confini di un tema ancora molto aperto nella gestione della malattia tromboembolica venosa (TEV): a quali pazienti consigliare una terapia di lunga durata, con quale farmaco e a quali dosi. Il TEV è da considerarsi uno dei maggiori problemi di sanità pubblica. I pazienti hanno un’alta mortalità nei primi trenta giorni dalla diagnosi (fino al 20%) e un rischio di recidiva che, complessivamente, è di circa il 30% a 10 anni ma che in realtà è assai variabile nelle diverse sottocategorie di rischio dei pazienti: TEV provocato da fattori di rischio transitori (es. secondario a chirurgia entro tre mesi), TEV favorito da fattori di rischio deboli e/o non completamente transitori, o TEV non provocato-idiopatico cioè verificatosi in assenza di fattori di rischio noti. Queste note epidemiologiche si riflettono sulle scelte nelle tre fasi terapeutiche del TEV: fase acuta (primi giorni dall'evento), fase di lunga durata (fino al termine dei primi tre mesi) e fase estesa/indefinita di trattamento. L’obiettivo finale è, comunque, ridurre la mortalità per embolia polmonare e la morbidità per le complicanze croniche del TEV come la s. post-trombotica e l’ipertensione polmonare cronica post-embolica. Queste premesse chiariscono gli sforzi che sono stati fatti per rendere più proponibile e sicura una prevenzione secondaria farmacologica di lunga durata.

I sistemi di mappaggio elettrofisiologico cardiaco ad alta risoluzione nell’ablazione di tachiaritmie atriali e ventricolari

INTRODUZIONE: IL MAPPAGGIO ELETTROFISIOLOGICO CARDIACO

La mappatura o mappaggio delle tachiaritmie sopraventricolari e ventricolari rappresenta il passaggio fondamentale per la comprensione dei meccanismi delle aritmie cardiache, della loro localizzazione e per l’individuazione dei siti target per l’ablazione. Per mappatura si intende la caratterizzazione dell’attività elettrica associata delle diverse zone anatomiche che compongono una struttura cardiaca, ad esempio atrio o ventricolo, in una data condizione di ritmo presente (sinusale, in pacing o durante una aritmia); più sono i punti da cui viene analizzato il segnale, minore è l’interpolazione o approssimazione e tanto maggiori risultano così affidabilità, veridicità e utilità della mappa.

Deplezione di ferro o anemia nello scompenso cardiaco

Qual è il reale problema?

La sideropenia si ripercuote a livello degli organi ad elevato fabbisogno energetico quali ad es. il muscolo scheletrico e cardiaco. Ciò spiega la possibile presenza di sintomi quali stanchezza e ridotta tolleranza allo sforzo in soggetti sideropenici non ancora anemici. Nei pazienti con insufficienza cardiaca cronica, la sideropenia, anche senza anemia, è frequente e il suo trattamento con ferro per via endovenosa migliora i sintomi e riduce le riacutizzazioni di scompenso e i ricoveri.
La carenza di ferro (sideropenia) è un disturbo molto comune, soprattutto tra le donne in età fertile, i bambini, e gli anziani, e rappresenta la principale causa di anemia a livello mondiale1.

FOURIER Outcomes Trial: evolocumab riduce del 15% l'incidenza di eventi cardiovascolari in pazienti con malattia aterosclerotica

ACC 2017 scientific session, Washington US

Il tanto atteso FOURIER Outcomes Trial appena presentato alla sessione annuale della American College of Cardiology ed in contemporanea pubblicato su New England Journal of Medicine ha dimostrato come l’Evolocumab, inibitore del PCSK9, riduce significativamente il rischio di eventi cardiovascolari nei pazienti con malattia aterosclerotica. L’Evolocumab ha ridotto del 15% l’end point composito di infarto, ictus, ospedalizzazione per peggioramento del’angina, rivascolarizzazione o morte cardiovascolare rispetto a placebo durante un follow up medio di 26 mesi. I ricercatori hanno anche visto una riduzione del 20% degli end point quali morte cardiovascolare, infarto miocardico e ictus cerebri dopo il primo anno di trattamento, confermando le tendenze osservate negli studi precedenti eseguiti in aperto. "Con questo studio, ora abbiamo i dati definitivi sull’aggiunta di Evolocumab ad una terapia con statine: migliora significativamente gli eventi cardiovascolari e lo fa in modo sicuro", ha detto Marc S. Sabatine, autore principale dello studio. "Credo che questi risultati siano una buona notizia per i pazienti con malattia aterosclerotica che restano ad alto rischio per questi eventi.

Ferrocarbossimaltosio: un case report in riabilitazione cardiologica in un paziente fragile e complesso in attesa di cardiochirugia Abstract
La carenza di ferro, con e senza anemia, è una condizione associata all’aumento dei tempi di degenza, della morbilità e della mortalità a 30 giorni, sia nei soggetti affetti da scompenso cardiaco che nei soggetti in attesa di cardiochirurgia o nel postoperatorio. Anche il ricorso alle trasfusioni è correlato a rischi oltre che ad un aumento dei costi, sia in termini di risorse umane che in termini economici. L’utilizzo del ferrocarbossimaltosio per via endovenosa può essere un presidio alternativo, veloce, efficacie e sicuro per migliorare l’assetto emico in tempi brevi.

Case Report
Il signor S.M. di anni 81 è stato ricoverato in un reparto di Malattie Infettive per 54 giorni a causa di endocardite batterica da Streptococcus gallolyticus su valvola aortica biologica con successiva disfunzione protesica e con contagio di valvola mitrale nativa esitata in grave insufficienza mitro-aortica, edema polmonare acuto su base cardiogena, insufficienza renale acuta, polmonite da Enterobacter cloacae, infezione del catetere arterioso da Enterococcus faecalis.

Terapia antitrombotica in pazienti con fibrillazione atriale sottoposti ad impianto intracoronarico di stent

Le evidenze di Rivaroxaban dallo studio PIONEER AF-PCI

La coesistenza di fibrillazione atriale e malattia coronarica che necessita di angioplastica con impianto di stent si verifica nel 5-7% dei pazienti che afferiscono ai laboratori di emodinamica. Nella valutazione delle terapie antitrombotiche da utilizzare in questi pazienti, occorre considerare i seguenti aspetti: la terapia antipiastrinica duplice (aspirina + inibitore del recettore P2Y12 piastrinico) si è dimostrata efficace nel prevenire gli eventi ischemici cardiaci post-procedurali, soprattutto dopo sindrome coronarica acuta, ma, rispetto al trattamento anticoagulante, non protegge adeguatamente dalle complicanze cardioemboliche della fibrillazione atriale; una terapia triplice con doppia antiaggregazione + warfarin previene sia gli eventi tromboembolici legati alla fibrillazione atriale che la ricorrenza di eventi coronarici, ma aumenta il rischio di emorragie.

Si aprono le nuove frontiere del trattamento delle ipercolesterolemie

Finalmente prescrivibile anche in Italia, a carico del SSN, il primo anticorpo monoclonale della PCSK9, Evolocumab.

Da pochi giorni è prescrivibile a carico del SSN (Gazzetta Ufficiale n. 31 del 7/2/2017) il primo dei 2 anticorpi monoclonali dei PCSK9, l’Evolocumab, indicato nell’ipercolesterolemia (primaria familiare eterozigote, non familiare e nella familiare omozigote) e nella dislipidemia mista in associazione ad una statina o ad una statina con altre terapie ipolipemizzanti in pazienti che non raggiungono il target di colesterolo LDL con la massima dose tollerata di una statina, oppure in monoterapia o in associazione ad altre terapie ipolipemizzanti in pazienti intolleranti alle statine o per i quali l’uso di statine è controindicato. Il farmaco, in penna preriempita da 140mg/1 ml per iniezione sottocutanea è prescrivibile esclusivamente da Cardiologi ed Internisti che operano in centri ospedalieri pubblici selezionati dalle Regioni ed è distribuito in modalità diretta dalle farmacie ospedaliere. I centri utilizzatori, specificatamente individuati dalle Regioni, dovranno compilare la scheda raccolta dati informatizzata di arruolamento che indica i pazienti eleggibili e la scheda di follow-up.

Studio GLAGOV: evolocumab protagonista nella regressione della placca ateromasica

La riduzione del C-LDL correla con la regressione della placca

Nello studio GLAGOV (The Global Assessment of Plaque Regression With a PCSK9 Antibody as Measured by Intravascular Ultrasound) sono stati studiati 968 pazienti con malattia coronarica (età media 59.8 anni, 27.8% donne, LDL-C 92.5 mg/dL) in 197 ospedali ubicati in Nord America, Europa, Sud America, Asia, Australia e Sud Africa; tutti i pazienti erano in terapia con statine al momento dell’arruolamento (60% ad alta intensità, 40% ad intensità moderata). I partecipanti allo studio sono stati randomizzati a ricevere evolocumab una volta al mese (420 mg) o placebo per via sottocutanea per 76 settimane in aggiunta alle statine. Dei pazienti arruolati, 846 hanno effettuato l'imaging al follow-up.
Scopo dello studio è stato quello di valutare la variazione nella percentuale di volume dell'ateroma (PAV) e dopo 78 settimane, tramite la tecnica IVUS (IntraVascular Ultrasound System)...

Spazio a evolocumab nella lotta all’ipercolesterolemia

Dall’ESC 2016 nuovi dati su efficacia e sicurezza del nuovo inibitore della proteina PCSK9 in diversi scenari clinici!

Al Congresso Europeo di Cardiologia (ESC), che si è tenuto a Roma a fine agosto 2016, i riflettori sono stati puntati sulla lotta all’ipercolesterolemia. Le nuove Linee Guida sulle dislipidemie introducono, nella rosa delle opzioni terapeutiche disponibili, la nuova classe degli inibitori della proteina PCSK9 in pazienti:

a rischio molto elevato, con persistenza di livelli elevati di colesterolo LDL (C-LDL), nonostante il trattamento alla massima dose tollerata con statine, in combinazione con ezetimibe o in pazienti con intolleranza alle statine (raccomandazione di classe II b, classe di evidenza C) affetti da ipercolesterolemia familiare (FH) e malattia cardiovascolare (CV) o compresenza di altri fattori che li rendono particolarmente suscettibili al rischio di coronaropatia, come altri fattori di rischio CV, storia familiare, livelli elevati di lipoproteina a, Lp(a), o intolleranza alle statine (raccomandazione di classe II a, livello di evidenza C).

I dati derivati da studi sull’efficacia e sulla sicurezza di evolocumab hanno confermato il suo ruolo in diversi scenari clinici. Il farmaco è in grado di ridurre i valori di C-LDLe di Lp-a in tutte e quattro le categorie di rischio ESC/EAS (molto alto [VHR], alto [HR], moderato e basso)...

Sicurezza e efficacia del Rivaroxaban: le evidenze dal mondo reale

Oltre 275.000 pazienti arruolati in trial clinici controllati e in registri osservazionali sulla pratica clinica nel mondo reale

Sono passati 5 anni dalla pubblicazione sul New England Journal of Medicine dello studio Rocket-AF che ha confrontato Rivaroxaban (Inibitore diretto del fattore Xa) in monosomministrazione giornaliera con gli inibitori della vitamina K (VKA) per la prevenzione dell’ictus in pazienti affetti da fibrillazione atriale non-valvolare (FANV) e con profilo di rischio moderato-severo. Lo studio ha dimostrato la non inferiorità di Rivaroxaban rispetto a Warfarin nella prevenzione dell’ictus ischemico e dell’embolia sistemica (superiorità on-treatment) e differenze statisticamente significative a favore di Rivaroxaban per i sanguinamenti a carico degli organi critici, delle emorragie intracraniche e emorragie fatali.

E' un IMA o no?... Decision making accurato e più rapido con la Troponina T hs

Il ruolo della Troponina T ad alta sensibilità nella diagnosi precoce delle sindromi coronariche acute con algoritmi accelerati in Pronto Soccorso, alla luce dei risultati dello studio TRAPID-AMI

Il dosaggio della troponina cardiaca (cTn) è diventato, negli anni, il metodo di scelta per l'identificazione del danno cardiaco (1) e rappresenta l’elemento cardine per la diagnosi di infarto miocardico acuto (IMA) (2). L’evoluzione dei metodi diagnostici per il dosaggio della cTn ha portato alla messa a punto di metodi ad “elevata sensibilità” (3) che ci consentono una valutazione diagnostica precoce ed accurata dei pazienti che si presentano al Pronto Soccorso con dolore toracico o una sintomatologia suggestiva per ischemia cardiaca. Attualmente, i metodi di dosaggio della cTn ad elevata sensibilità si caratterizzano per il fatto che consentono di dosare il biomarcatore nel circolo periferico in una percentuale i soggetti sani superiore al 50% e possiedono una elevata precisione analitica (10% del Coefficiente di variazione a valori inferiori al 99° percentile di una popolazione di riferimento composta da persone considerate sane). Va sottolineato che solo in presenza di entrambe queste due caratteristiche un metodo per il dosaggio della cTn può essere definito ad alta sensibilità (3).

La risonanza magnetica nei pazienti con dispositivi cardiaci impiantabili

E' una metodica diagnostica sicura? E' sempre possibile?.... in quali condizioni?

RIASSUNTO
La condizione di portatore di dispositivo elettrico cardiaco (DEC: pacemaker-PM; defibrillatore automatico-ICD) è stata a lungo considerata ostativa alla esecuzione di esami di Imaging mediante Risonanza Magnetica (Magnetic Resonance Imaging, MRI) a causa sia dell’occorrenza di potenziali danni anche gravi sul paziente e/o nel dispositivo, sia della plurime modalità di potenziale interferenza della MRI sul funzionamento dei DEC. La diffusione esponenziale dell’impiego della MRI e la crescita progressiva del numero di impianti e di portatori di DEC hanno portato a un adeguamento delle raccomandazioni d’impiego a fronte di molte nuove evidenze e dell’implementazione di sostanziali variazioni della tecnologia, specificamente idonee alla MRI.

Il grande fratello del cuore si rinnova: l’ultima generazione di loop recorder impiantabile Registrare l’ECG in concomitanza di un sintomo come le palpitazioni, la dispnea, le vertigini e le perdite di coscienza rappresenta lo standard di riferimento per porre diagnosi di aritmia. L’Holter ECG 24-48h ha un tempo di monitoraggio breve ed è indicato in pazienti che presentano sintomi molto frequenti con cadenza quasi giornaliera. L’event recorder ha una possibilità di utilizzo limitato in quanto richiede una completa e rapida collaborazione del paziente che deve essere in grado di attivare la registrazione al momento del sintomo e, pertanto, non utile in pazienti non collaboranti o con sintomi debilitanti o perdite di coscienza.

Il trattamento individualizzato nel tromboembolismo venoso: nuove evidenze dallo studio Hokusai Durante il 76° congresso nazionale della Società Italiana di Cardiologia (SIC), è stato presentato, in un Simposio Satellite, edoxaban, inibitore del Fattore X attivato, ultimo entrato nella classe dei Nuovi Anticoagulanti Orali (NAO) per il trattamento della Fibrillazione Atriale Non Valvolare (FANV), Trombosi Venosa Profonda (TVP) ed Embolia Polmonare (EP). Il Professore Walter Ageno, professore associato di Medicina Interna presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università degli Studi dell'Insubria di Varese, ha illustrato i risultati del trial HOKUSAI-VTE che ha valutato l’efficacia di edoxaban in monosomministrazione giornaliera nel trattamento e nella prevenzione delle recidive di tromboembolismo venoso e, quindi, anche dell’embolia polmonare.

NAO: il valore della monosomministrazione giornaliera: dall'aderenza terapeutica alla sicurezza del trattamento Durante il 76° congresso nazionale della Società Italiana di Cardiologia, è stato presentato in un Simposio Satellite, Edoxaban, inibitore del Fattore X attivato, ultimo entrato nella classe dei Nuovi Anticoagulanti Orali (NAO) per il trattamento della Fibrillazione Atriale Non Valvolare (FANV). Il Professore Giuseppe Patti - Ricercatore Responsabile UOS dei Servizi Cardiologici, Policlinico Universitario Tor Vergata (Roma), ha illustrato il valore dell’aderenza terapeutica offerta dalla monosomministrazione giornaliera di Edoxaban e la sicurezza del trattamento. Nel 2010 è stato pubblicato su “Thrombosis and Haemostasis”, uno studio di fase II di dose-finding per confrontare la sicurezza di quattro regimi di dosaggio di Edoxaban rispetto a Warfarin (con target di INR 2-3) in pazienti con FANV e almeno due fattori di rischio per ictus.

Dalla fase II allo studio ENGAGE AF: il percorso di Edoxaban nella FANV

Al 76° Congresso SIC presentate le evidenze scientifiche di edoxaban.

Durante il 76° congresso nazionale della Società Italiana di Cardiologia è stato presentato alla comunità cardiologica italiana edoxaban, inibitore del Fattore X attivato, ultimo entrato nella classe dei Nuovi Anticoagulanti Orali (NAO) per il trattamento della Fibrillazione Atriale Non Valvolare (FANV).  Giuseppe Di Pasquale, Direttore del Dipartimento Medico Azienda USL Bologna, nella prima relazione, ha illustrato il percorso di edoxaban, durante gli studi di fase II a fase III. Lo studio di fase II è importante per definire il dosaggio ottimale riguardo la sicurezza del farmaco. Nel lavoro, pubblicato da Weitz et al. su Thrombosis and Haemostasis nel 2010, l'obiettivo primario era di confrontare la sicurezza di quattro regimi a dosaggio fisso di edoxaban con warfarin, nei pazienti con FANV.

Risultati di follow-up dello Studio RESPECT

AMPLATZERTM PFO Occluder riduce significativamente il tasso di ricorrenza di Stroke Criptogenetico

I risultati del follow-up a lungo termine dello studio RESPECT (Randomized Evaluation of Recurrent Stroke Comparing PFO Closure to Established Current Standard of Care Treatment), presentati durante il congresso TCT (San Francisco, 11-15 Ottobre 2015), hanno dimostrato che la chiusura del PFO con il dispositivo AMPLATZERTM PFO Occluder (Figura 1), riduce significativamente il rischio di ricorrenza di eventi cerebrovascolari in pazienti colpiti da stroke criptogenetico [1]. I dati emersi risultano essere di grande importanza in quanto la chiusura del PFO ha sempre costituito uno degli ambiti più dibattuti della Cardiologia Interventistica. Il forame ovale pervio (PFO) rappresenta il più comune residuo della circolazione fetale con un’incidenza, nella popolazione generale, che si attesta intorno al 25% [2]...

LA RAPIDA AFFERMAZIONE DEL DEFIBRILLATORE IMPIANTABILE SOTTOCUTANEO: NESSUN ELETTRODO DENTRO IL TORACE

Dagli studi di valutazione clinica all’inserimento nelle linee guida ESC per la prevenzione della morte cardiaca improvvisa

L’IMPIEGO DEL DEFIBRILLATORE IMPIANTABILE: DAL SISTEMA TRANSVENOSO AL SISTEMA SOTTOCUTANEO Il defibrillatore automatico con impianto interamente sottocutaneo (S-ICD), cioè senza elettrodi inseriti dentro il cuore, è stato ideato e sviluppato da oltre un decennio, ed è disponibile da alcuni anni dopo che ha ricevuto l’autorizzazione europea CE nel 2009 e quella americana FDA nel 2012. L’impianto viene correntemente effettuato in numerosi centri ospedalieri provvisti di una sufficiente ”expertise” per i dispositivi elettrici cardiaci, ed il numero di impianti effettuati in tutto il mondo è andato rapidamente aumentando, con oltre 10.000 impianti sino ad oggi dal 2013. Coerentemente con l’ampia mole di dati clinici, la Società Europea di Cardiologia (ESC) ha elaborato indicazioni per l’impiego del defibrillatore sottocutaneo, all’interno delle recentissime Linee Guida 2015 per la prevenzione della morte improvvisa, attribuendogli indicazioni di classe IIA e di classe IIB (1). Il defibrillatore automatico tradizionale con elettrodo transvenoso è in uso da molti anni con indicazioni consolidate nella prevenzione della morte cardiaca improvvisa, e conferisce un beneficio dimostrato e significativo sulla sopravvivenza in popolazioni selezionate (2-4)...

La chiusura percutanea dell’Auricola Sinistra nei pazienti affetti da FA non-valvolare con controindicazione alla terapia farmacologica: linee guida e pratica clinica Martedì 25 Novembre, presso lo Starhotel Excelsior di Bologna, si riuniranno esperti di diverse specialità per un momento di confronto sulla procedura di chiusura percutanea dell’auricola sinistra in pazienti con Fibrillazione Atriale (FA). Rappresentanti dei Reparti di Cardiologia, Neurologia, Centri della Coagulazione, Nefrologia e Gastroenterologia rifletteranno insieme sulle indicazioni, evidenze scientifiche e modalità operative di questa procedura. Scopo dell’incontro è quello di creare un protocollo gestionale ed un percorso per il paziente con FA e controindicazione alla terapia farmacologica, nella prevenzione dello stroke. Già nel Novembre 2012, la Commissione Cardiologica e Cardiochirurgica Regionale Emilia Romagna aveva espresso e definito i requisiti necessari per il trattamento di questa patologia e, nell’Ottobre 2014, la Regione aveva aggiornato il tariffario, riconoscendo il valore terapeutico della procedura (delibera n. 1673). La Fibrillazione Atriale (FA) è l’aritmia cardiaca più frequente nella popolazione generale con una prevalenza che aumenta con l’età (Figura 1)...

Joint AVUS CEVF and SIAPAV Conference

Firenze, 1-3 Ottobre 2015

Il Convegno è un’iniziativa congiunta tra AVUS (Adriatic Vascular Ultrasound Society) CEVF (Central European Vascular Forum) e SIAPAV (Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare). L’evento si aprira’ con una sezione congressuale (1-2/10) dedicata alla definizione di alcuni fondamentali aspetti epidemiologici, all’ aggiornamento sui meccanismi fisiopatologici delle malattie vascolari, ad alcuni importanti progressi terapeutici, e all’ organizzazione dei percorsi diagnostico terapeutici. Seguira’ una sezione (2-3/10) interamente dedicata al corso internazionale avanzato teorico pratico di formazione (AVUS course) in diagnostica vascolare con ultrasuoni. Tra gli “hot topics” della sezione congressuale trovera’ ampio spazio il trattamento dell’ ischemia critica, il trattamento dell’aterosclerosi carotidea, la terapia degli aneurismi, la riabilitazione vascolare nei pazienti anziani, il trattamento delle complicanze vascolari del diabete, i rapporti fisiopatologici e clinici tra tali complicanze ed altri fattori di rischio quali soprattutto le dislipidemie e l’ipertensione.

ALLA RICERCA DELLA PERFEZIONE

I defibrillatori impiantabili fanno progressi incredibili ed oggi l’S-ICD Emblem apre la strada ad una seconda generazione di device con notevoli vantaggi per Medici e Pazienti.

Nato da una brillante intuizione del Dott. Riccardo Cappato, il defibrillatore sottocutaneo (S-ICD Boston Scientific), dopo aver ricevuto il marchio CE nel 2009 e l’approvazione della Food and Drug Amministration nel 2012, oggi si ripropone sul mercato con i nuovi device. Una seconda generazione che lascia trasparire quanto sia stato fatto, in pochi anni, in termini di evoluzione tecnologica (apparecchi più longevi e con la possibilità di essere controllati a distanza), di efficacia e sicurezza (nuovi algoritmi di riconoscimento dell’onda T) e di attenzione e sensibilità clinica (riduzione e rimodellamento delle sue dimensioni).

11° Corso di perfezionamento avanzato in ecografia vascolare in emergenza

Firenze, 16-19 Febbraio 2015

L’11° corso di perfezionamento in ecografia vascolare in emergenza, organizzato presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Firenze, è divenuto un evento nazionale di riferimento per la formazione e l’aggiornamento di medici addetti alla diagnostica ecocolordoppler, operatori e specialisti di diversa provenienza disciplinare dediti all’inquadramento clinico diagnostico di pazienti con patologia vascolare in fase acuta. L’iniziativa ha un’impronta multidisciplinare per composizione di docenti ed iscritti e propone coerentemente percorsi diagnostico-terapeutici trasversali.

Hot Echo-Cases: Una voluminosa massa “a stampo” nel ventricolo destro Il caso
Trattasi di paziente di sesso femminile di anni 78 che si presenta in Pronto Soccorso per dispnea a riposo e astenia. In anamnesi: ipertensione arteriosa con storia di fibrillazione atriale ricorrente (in dabigatran), Un ecocardiogramma di 7 mesi prima era risultato negativo per masse intracavitarie. Un ecocardiogramma eseguito in emergenza ha evidenziato: voluminosa massa ovoidale delle dimensioni di 7x4 cm, adesa all’apice del ventricolo destro, occupante l’intera cavità ventricolare e liberamente flottante all’interno dell’atrio destro.

LO SGUARDO DI “OCTAVIA”

In materia di infarto, l’osservazione attenta dell’OCT dimostra che gli uomini e le donne sono uguali

Contrariamente a quanto si è creduto finora, di fronte all'infarto, il sesso non è determinante: non sono diversi i meccanismi che lo scatenano, la presenza o meno di aterosclerosi sottostante o la risposta alle terapie, mentre è maggiore nelle donne la sottovalutazione del rischio, arrivando più tardi degli uomini in ospedale.

Hot Echo-Cases: Pochi sintomi, ma… una palla nel cuore!!! E’ il caso di una signora di anni 59 che decide di recarsi al Pronto Soccorso per una lieve dispnea da sforzo e tosse secca. Non ha patologie rilevanti in anamnesi ed ha sempre goduto di buona salute. Al medico che la visita chiede di poter fare un Rx del torace poiché pensa di avere una bronchite o al massimo una polmonite. Il reperto obiettivo è di rumori umidi fini su entrambi gli emitoraci. La pressione arteriosa è normale (130/80 mmHg) e i polsi arteriosi periferici sono nella norma.

STUDIO REPRISE II: UNA LOTUS PERFORMANTE!!

All’EuroPCR 2014 presentati i dati a 6 mesi dello studio che ha valutato le performance della valvola LOTUS™ nel trattamento percutaneo della stenosi aortica

A Parigi in occasione dell’euroPCR 2014 sono stati presentati i dati del follow-up a 6 mesi dello studio clinico REPRISE II (REpositionable Percutaneous Replacement of Stenotic Aortic Valve Through Implantation of Lotus™ Valve System - Evaluation of Safety and Performance), studio prospettico multicentrico (in Australia ed Europa), attualmente in corso, che ha arruolato 120 pazienti (ed esteso per arruolare ulteriori 130 pazienti) con stenosi valvolare aortica severa sintomatica ad alto rischio chirurgico, trattati con impianto di valvola Lotus™ (Boston Scientific Corporation). Lo studio ha dimostrato l’eccellente performance di questo device di seconda generazione in termini di efficacia e sicurezza mettendo in evidenza i punti di forza della valvola Lotus™ (fig. 1), in particolare la precisione nel posizionamento e la possibilità di essere completa recuperata e riposizionata oltre alla potenzialità di migliorare l’end point clinico riducendo al minimo i rigurgiti paravalvolari.

Studio IN.PACT SFA a un anno: il palloncino a eluizione di farmaco supera l’angioplastica standard in termini di numero inferiore di reinterventi e maggiore pervietà Durante il congresso Charing Cross 2014, tenutosi a Londra dal 5 all’8 Aprile scorso, sono stati presentati i risultati a 12 mesi dello studio randomizzato multicentrico IN.PACT SFA (Interventional Treatment of Lower-Extremity Peripheral Arterial Disease With Novel Medical Device), evidenziando che il trattamento con il palloncino a eluizione di farmaco IN.PACT Admiral (Medtronic) è stato significativamente superiore all’angioplastica standard in termini di numero inferiore di reinterventi e maggiore pervietà. I risultati dello studio randomizzato e controllato IN.PACT SFA hanno, infatti, mostrato una TLR (target lesion revascularization) clinicamente guidata significativamente inferiore nel braccio di pazienti trattati con il palloncino a eluizione di farmaco rispetto a quelli ottenuti con l'angioplastica standard (2.4% vs 20.6%, p<0.001). Allo stesso modo, il tasso di pervietà primaria ottenuta con IN.PACT Admiral è stata pari all’82.2%, vs 52.45% con angioplastica (p<0.001).

Una lezione di comunicazione scientifica in una vita intera

La Laurea Honoris Causa in Medicina e Chirurgia al giornalista Luciano Onder ci lascia un documento prezioso di indirizzo per la comunicazione scientifica di oggi e di domani.

Il 31 marzo 2014 l'Università di Parma ha conferito a Luciano Onder la laurea Honoris Causa in Medicina e Chirurgia con la seguente motivazione: ''la corretta e rigorosa informazione medica condotta da Onder ha contribuito enormemente alla divulgazione medico-scientifica in generale, riuscendo così ad avvicinare l’opinione pubblica e la gente comune a tematiche di grande importanza e di forte impatto sociale". Tale riconoscimento viene conferito per la notevole attività di divulgazione scientifica condotta da Onder con etica e rigore scientifico, in particolare con il progetto di divulgazione scientifica Explora, realizzato da Rai Educational in collaborazione con il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e il MIUR (Ministero Università Ricerca) ma, soprattutto, con la rubrica Medicina 33, quotidiano del TG2 che, in base al monitoraggio della "qualità dell'offerta televisiva" promossa dalla Rai nell'autunno 2012...

 

Un ombrellino nel cuore che salva la vita

LAA Italian Club, un incontro per fare il punto sulle nuove prospettive nel trattamento della fibrillazione atriale e prevenire l’ictus

Si è tenuto a Scarperia (FI), dal 28 febbraio al 1 marzo, LAA Italian Club, il primo evento italiano completamente dedicato agli operatori sanitari impegnati nella diffusione della procedura di occlusione dell’auricola atriale sinistra. L’evento è stato promosso da St Jude Medical, multinazionale impegnata nello sviluppo di dispositivi medici con il patrocinio di AIAC (Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione) e GISE (Società Italiana di Cardiologia Invasiva). Le malattie legate al sistema cardiocircolatorio costituiscono la prima causa di morte in Italia con 240.000 decessi l’anno, pari al 42% di tutti i decessi. Le aritmie cardiache rappresentano circa il 35% di tutte le malattie cardiovascolari e determinano circa il 30-40% dei ricoveri ospedalieri in Cardiologia.

 

La rivoluzione nella stimolazione cardiaca: il primo pacemaker al mondo senza elettrocateteri

I primi pazienti italiani hanno potuto beneficiare di questa nuova tecnologia e sono ritornati alle loro attivà abituali grazie ad un intervento per il posizionamento semplificato e minimamente invasivo.

Arriva anche in Italia NanostimTM, il primo e unico pacemaker al mondo senza elettrocateteri, prodotto dalla multinazionale St Jude Medical, che ha ottenuto il marchio CE per l’immissione sul mercato a fine 2013. Tra i centri selezionati a livello mondiale per i primi impianti vi è l’equipe dell’ospedale San Raffaele di Milano. “Attualmente, nel mondo sono circa 4 milioni i portatori di pacemaker e ogni anno circa 700.000 nuovi pazienti vengono impiantati con un pacemaker. In Italia sono circa 60.000 i nuovi impianti che vengono eseguiti ogni anno. I punti deboli del sistema convenzionale, per quanto sia una metodica collaudata, affermata e sicura, sono la cassa del dispositivo, che viene inserita sotto la cute del paziente e può essere ingombrante, e, soprattutto, gli elettrocateteri, i fili che portano la corrente al cuore, che vengono sottoposti per milioni di volte a cicli di contrazione e, quindi, ad un notevole stress meccanico che può portare alla loro rottura nel corso del tempo” afferma Paolo Della Bella, direttore dell’Unità Operativa di Artimologia dell’Ospedale San Raffaele.

 

S-ICD: TUTTO SOLO SOTTOCUTE

Il nuovo defibrillatore S-ICD: totalmente sottocutaneo e senza elettrocateteri endocavitari, è sicuro ed efficace!...uno studio americano lo conferma

Un nuovo ed importante mattone si è aggiunto all’edificio delle evidenze cliniche sul defibrillatore totalmente sottocutaneo (S-ICD, Subcutaneous Implantable Cardioverter Defibrillator). Da poco sono stati pubblicati su Circulation i risultati dello studio condotto da Weiss et al. su 330 pazienti arruolati in 33 paesi. Lo studio ha fornito dati sufficienti per l’ottenimento dell’autorizzazione FDA (Food and Drug Administration, Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali) alla commercializzazione del dispositivo negli Stati Uniti (figura 1). Nonostante l’efficacia e la sicurezza della terapia con defibrillatore impiantabile (ICD, Implantable Cardioverter Defibrillator) endocardico siano ampiamente comprovate, la lunga esperienza clinica con tali dispositivi ha consentito di raccogliere molti dati sui possibili rischi e le complicanze, principalmente connessi all’impianto di cateteri transvenosi.

 

Studio ENGAGE AF-TIMI 48: edoxaban riduce il rischio di emorragie senza rinunciare alla prevenzione dell’ictus

Fonte: American Heart Scientific Session 2013, Dallas Texas

Protagonista alla sessione dei Late Breaking Clinical Trial dell’American Heart Association (AHA) di quest’anno è stato il trial ENGAGE AF-TIMI 48 (Effective Anticoagulation with Factor Xa Next Generation in Atrial Fibrillation - Thrombolysis in Myocardial Infarction). Lo studio ha dimostrato come entrambe le dosi studiate, 60 e 30 mg/die di edoxaban, nuovo anticoagulante orale che agisce sul fattore Xa, hanno registrato una riduzione significativa dei sanguinamenti maggiori rispetto a warfarin. Lo studio ENGAGE AF-TIMI 48, pubblicato in simultanea sul New England Journal of Medicine con la presentazione di Robert P. Giugliano del Brigham and Women Hospital di Boston, ha arruolato 21.105 pazienti con fibrillazione atriale a moderato-alto rischio di ictus cerebri in 46 paesi (1.393 centri). I soggetti arruolati sono stati randomizzati ad alta (60 mg/die) o bassa (30 mg/die) dose di edoxaban versus warfarin.

 

ASSOCIAZIONE D’ELEZIONE

Presentati all’ESC 2013 nuovi dati sull’impiego di olmesartan/amlodipina in pazienti ipertesi con diversi profili di rischio

Durante l’annuale Congresso della Società Europea di Cardiologia, tenutosi ad Amsterdam dal 31 agosto al 4 settembre, si è parlato molto delle associazioni precostituite di farmaci antipertensivi, in particolare di quella formata da olmesartan/amlodipina. A questo proposito durante la sessione dal titolo: “Renin angiotensin system – old scripts, new movies”, il Prof. Giuseppe Derosa, dell’Università degli Studi di Pavia, ha presentato i dati di uno studio clinico in cui è stata valutata l’efficacia di una combinazione fissa di olmesartan/amlodipina 20/5 mg rispetto ai singoli componenti presi in monoterapia sui valori di pressione arteriosa, sul profilo lipidico e su alcuni parametri di insulino-resistenza e insulino-sensibilità. Dopo un periodo di due settimane in cui sono stati sospesi i vari farmaci antipertensivi assunti in precedenza, 276 pazienti sono stati randomizzati ad assumere: olmesartan 20 mg (92 pazienti), amlodipina 10 mg (89 pazienti) o una combinazione fissa di olmesartan/amlodipina 20/5 mg (95 pazienti) per 12 mesi. Il campione arruolato includeva 135 maschi e 141 femmine, di età ≥18 anni, euglicemici, in sovrappeso, con un’ipertensione essenziale al I stadio [definita come pressione sistolica (SBP) ≥140 e <160 mmHg e una pressione diastolica (DBP) ≥90 e <100 mmHg dopo le due settimane di sospensione dei vari farmaci antipertensivi assunti].

 

UNA "ONDATA" DI NOVITÀ DALL’HOKUSAI

Dall’ESC di Amsterdam, buone notizie nel mondo del TEV dal trial Hokusai-VTE

I risultati dello studio Hokusai-VTE (Edoxaban for the Treatment of Acute Symptomatic Venous Thromboembolism), pubblicati sul New England Journal of Medicine, hanno portato una ondata di novità relative all’edoxaban nel mondo del TEV (tromboembolismo venoso). Edoxaban è un nuovo anticoagulante orale, inibitore del fattore Xa (decimo attivato) della coagulazione. Il suo nome è composto dall’unione di tre parti. La prima „EDO“ è una reminiscenza dell’origine giapponese, in quanto Edo è il vecchio nome di Tokyo. La seconda parte “XA“ è relativa al target della molecola, ossia il fattore Xa.

 

Tutti a Parma, domenica 8 settembre 2013, a correre "per il Tuo cuore"

QUANTA FRETTA MA DOVE CORRI...

Mi sto allenando per la CardioRun 2013, il terzo campionato italiano di corsa su strada per cardiologi che si terrà a Parma domenica 8 settembre in ambito Cariparma Running. E’ un appuntamento ormai fisso e l’occasione per noi cardiologi di dimostrare il nostro valore su 10 km da correre “per il Tuo cuore”. Un modo sano e a basso costo di tenerci in forma ma soprattutto di essere “role models” nel promuovere e diffondere la salute cardiovascolare. Piccoli segnali dal mondo medico possono avere un grande impatto sulla popolazione in termini di salute: in particolare, la forma più semplice e antica del movimento può e deve diventare (anzi ritornare) un patrimonio di tutti i cittadini. Anche perché, in questa epoca di risorse finite, di valori sociali impoveriti, di globalizzazione traballante e di governi labili abbiamo una certezza: non ci resta che correre, in tutti i sensi. E allora iniziamo da Parma domenica 8 settembre con la CardioRun!

 

CONSENSUS PAPER GISE-ANMCO SU STENT CORONARICO E CHIRURGIA

La gestione perioperatoria della terapia antiaggregante nel paziente portatore di stent coronarico candidato a intervento chirurgico

Il 15 Settembre è stato presentato ufficialmente a Stresa il Documento di Consenso sottoscritto dalla Società Italiana di Cardiologia Invasiva (SICI-GISE), dall’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) e da altre 13 società scientifiche chirurgiche nazionali sulla gestione della terapia antiaggregante nel perioperatorio nei pazienti già trattati con angioplastica coronarica con posizionamento di stent candidati ad intervento chirurgico.
Il Documento, pubblicato sul numero di Luglio-Agosto del Giornale Italiano di Cardiologia (R. Rossini et al. Coronary stenting and surgery: perioperative management of antiplatelet therapy in patients undergoing surgery after coronary stent implantation. G Ital Cardiol 2012 Jul-Aug; 13(7-8): 528-51) colma un vuoto, proponendo per la prima volta un protocollo condiviso con cardiologi, chirurghi ed anestesisti sulla terapia antiaggregante nel paziente portatore di stent coronarico candidato a chirurgia.
Fornire indicazioni precise a tutte le figure professionali coinvolte nella gestione clinica del paziente cardiopatico portatore di stent in merito al regime antiaggregante ottimale da mantenere nel periodo che precede e segue un intervento chirurgico: è questo l’obiettivo del lavoro che ha visto capofila la Dott.ssa Roberta Rossini (Dipartimento Cardiovascolare degli Ospedali Riuniti di Bergamo) che ha coinvolto in una prima fase la sezione lombarda del GISE...

 

CARDIORUN 2012

Tutti a Parma, domenica 9 Settembre, a correre "per il Tuo cuore"

“Corro perché è bello, mi rende ottimista, più calmo, meno ansioso, perché riesco a concentrarmi più a lungo nel lavoro e perché ho conquistato un miglior controllo della mia vita”. Così recitava James Fixx, guru del podismo, nel suo best seller “The complete book of running”. Di fatto già oltre 2000 anni prima lo stesso Ippocrate nel suo “Regime” raccomandava con lungimiranza l’attività fisica. Una regolare attività fisica nel contesto di uno stile di vita corretto riduce in modo significativo la mortalità e la probabilità di eventi cardiocerebrovascolari ed è stata definita una straordinaria terapia cardiovascolare a bassissimo costo e con pochissimi effetti collaterali. Sono questi i presupposti da cui è partito il progetto “CardioRun”, promosso dalla Fondazione per il Tuo cuore dell’ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) e dalla società Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa e Preventiva (GICR-IACPR) per far conoscere le rispettive associazioni e per portare il grande peso della loro autorevolezza scientifica a questa manifestazione podistica nazionale.

 

"Viaggio nel Cuore: Storia e Storie della Cardiochirurgia" Nel pomeriggio di lunedì 7 settembre 1896 a Francoforte sul Meno, un giardiniere ventiduenne di nome Wilhelm Justus venne coinvolto in una rissa e fu colpito da una coltellata al torace. Portato immediatamente all’Ospedale Municipale fu ricoverato nel reparto di Chirurgia del Professor Ludwig Rehn. Nell’estremo tentativo di salvargli la vita, Rehn decise di operarlo. Inciso il sacco pericardico, il sangue e i coaguli fuoriuscirono e fu così esposto il cuore, sulla cui superficie era ben visibile una lacerazione della lunghezza di circa un centimetro e mezzo dalla quale, a ogni battito cardiaco, spruzzava un getto di sangue. Rehn applicò tre punti di seta sulla ferita e il sanguinamento fu controllato. L’incisione del torace fu chiusa e il paziente si avviò verso una completa guarigione. Il successo di questo intervento rappresentò l’inizio della cardiochirurgia poiché pose fine alla diffusa credenza, sostenuta ancora pochi mesi prima dalle massime autorità accademiche dell’epoca, che la natura avesse posto il cuore oltre i limiti della chirurgia.

 

QUAL E’ LO STATO DI SALUTE CARDIOVASCOLARE DEI CARDIOLOGI ITALIANI?

Presto una risposta dallo Studio SOCRATES (Survey On Cardiac Risk profile And lyfesTylE habitS in a cohort of Italian cardiologists)

Una corretta ed efficace prevenzione primaria (e secondaria) delle malattie cardio-cerebro-vascolari si basa, da un lato, su strategie di popolazione che incidano in modo rilevante sugli stili di vita del più ampio numero possibile di soggetti e, dall’altro, su strategie di approccio individuale che tengano conto del profilo di rischio del singolo individuo. Lo specialista Cardiologo ha avuto, ed ha tuttora, un ruolo fondamentale nella diffusione delle conoscenze sulla necessità di stratificare il rischio cardiovascolare e sulle misure appropriate di prevenzione. E’ tipico della cultura cardiologica proporre e coordinare studi epidemiologici sulla relazione tra i fattori di rischio cardiovascolare e la malattia aterosclerotica, organizzare studi di intervento sui singoli fattori di rischio e sugli effetti degli adeguati approcci terapeutici sulla incidenza di eventi cardiovascolari e, soprattutto, “disseminare“ la cultura della prevenzione cardiovascolare nella classe medica, tra le altre figure professionali sanitarie, nella popolazione generale e nel singolo individuo.

 

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RICOSTRUIAMO IL CUORE DELL'AQUILA: IL CONSUNTIVO DELLA RACCOLTA FONDI

Con grande orgoglio di tutti noi di CardioLink e DiabeLink, diamo i dettagli della raccolta fondi destinata alla Fondazione dell'Universita' dell'Aquila per la ricostruzione dell'Ospedale San Salvatore ed in particolare della Divisione di Medicina Interna Universitaria 1 diretta dal Prof. Claudio Ferri.

Sono stati raccolti fondi in denaro attraverso i CC appositamente aperti presso Banco Desio Toscana - Ag. di Via Mazzini a Firenze e presso Poste Italiane. Inoltre, contributi in denaro sono stati raccolti durante tutti i congressi in ambito cardiovascolare a cui CardioLink e DiabeLink hanno partecipato grazie alla generosita' di tanti Medici e Operatori Sanitari che hanno voluto far sentire la loro solidarieta' nei confronti dei Colleghi dell'Aquila.
Il totale della raccolta fondi in denaro e' stata pari a 7.200,00 euro (Settemiladuecento euro) interamente versati alla Fondazione dell'Universita' dell'Aquila...

 

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