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NiTro2: New Trends in Nitroglycerin Transdermic therapy

Ormai da molti anni i cerotti transdermici a base di nitroderivati sono considerati una “vecchia terapia” in progressivo disuso. Le cause sono molteplici e legate all’incremento e miglioramento delle tecniche di rivascolarizzazione coronarica, al miglioramento delle terapie preventive e a nuove terapie antianginose.
L’osservatorio privilegiato di CardioLink Scientific News ha potuto costatare che la popolazione degli Specialisti in malattie cardiovascolari è spaccato in 2 generazioni: coloro che sono cresciuti professionalmente con i nitrati ed in assenza di PCI coloro che sono cresciuti (e stanno crescendo) professionalmente nell’era della rivascolarizzazione coronarica con PCI Mentre la prima generazione ha una ampia esperienza e casistica di pazienti trattati a lungo con nitrati trans dermici, la seconda generazione probabilmente li considera come farmaci di seconda o terza scelta e con i quali non hanno molta dimestichezza.
Non possiamo dimenticare che, anche in presenza di tecniche raffinate di PCI, una parte consistente dei pazienti rivascolarizzati va incontro a ischemia residua. Ben il 28% dei pazienti sottoposti a PCI hanno angina sintomatica a 3 anni di follow up (studio COURAGE) mentre nel follow up a 10 anni dello studio MASS II l’angina residua sintomatica riguarda il 41% dei pazienti sottoposti a PCI e il 36% dei pazienti sottoposti a by pass aortocoronarico. Inoltre, una parte dei pazienti ischemici anginosi hanno controindicazioni alla rivascolarizzazione o semplicemente presentano quadri clinici tali da dover mantenere il controllo della propria angina solo farmacologicamente.
Per questi motivi, CardioLink Scientific News ha voluto realizzare una area web dedicata alla terapia con nitrati trans dermici che possa da un lato sfruttare la grande esperienza di grandi Esperti sull’utilizzo corretto dei nitrati transdermici alla luce del nuovo contesto cardiologico ed interventistico e dall’altro educare gli Specialisti meno esperti al corretto impiego di questi farmaci nei vari contesti d’uso.
L’area web NiTro2 è costruita in modo da coinvolgere sia Cardiologi che Specialisti che assistono pazienti cardiopatici in modo interattivo e continuato.
Inoltre, prossimamente, vorremmo coinvolgervi direttamente….e aggiungere altri servizi, ma andiamo per gradi…intanto cominciate a divertirvi con NiTro2!!

La Redazione di CardioLink Scientific News


I nitroderivati e lo scompenso cardiaco cronico nelle linee guida NICE

Efficacia terapeutica e risparmio economico dimostrati richiamano l'attenzione sull'impiego dei nitrati nello scompenso cardiaco cronico.

I dati periodicamente pubblicati dallo studio Olmsted County mostrano come lo scompenso cardiaco (SC) colpisca circa il 2-3% della popolazione oltre i 45 anni. Lo SC, pertanto, è una patologia estremamente comune nei paesi ad economia avanzata. Per di più, essendo lo SC stesso indissolubilmente legato all’aumento progressivo nella prevalenza di obesità, ipertensione arteriosa, diabete mellito di tipo 2, fibrillazione atriale e malattia coronarica, è facile pensare come tale prevalenza sia destinata a crescere nel tempo. Già ora, comunque, il costo totale annuo dello SC per il nostro Servizio Sanitario Nazionale è pari a circa il 2% del bilancio sanitario totale, soprattutto a causa delle recidive di una prima ospedalizzazione che sono responsabili del 70% di tale spesa. Pertanto, è auspicabile che l’ottimizzazione sia della prevenzione – da sempre Cenerentola nel nostro paese, se non per volontà di società scientifiche e singoli clinici – che della terapia possano migliorare la penosa sintomatologia e la prognosi, ma anche ridurre il tasso di ospedalizzazione e, consensualmente, i costi correlati allo SC...continua a leggere

QUANDO USARE I NITRATI NELLO SCOMPENSO CARDIACO?

Una domanda con tante risposte..

Lo scompenso cardiaco (SC) affligge almeno il 2-3% degli abitanti dei paesi occidentali. La sua prevalenza è inesorabilmente destinata ad incrementare in considerazione dell’invecchiamento della popolazione, della maggiore sopravvivenza dei pazienti affetti da cardiopatia ischemica e, infine, delle migliorate opportunità diagnostiche. In pazienti ospedalizzati per SC, la mortalità ospedaliera varia dal 4 al 9%, con una mortalità post-dimissione, a 6-12 mesi, del 9-15% ed un tasso di re-ospedalizzazione del 30-45%. Pertanto, lo SC rappresenta, di diritto, un’emergenza socio-sanitaria con preoccupanti prognosi quoad vitam e quoad valetudinem (Figura 1). I vasodilatatori, in tale ambito, rappresentano un cardine nella terapia dello scompenso cardiaco. All’interno di quest’ampia categoria di farmaci, i nitrati vasodilatatori sono ampiamente utilizzati nella pratica clinica. Essi costituiscono un’eterogenea classe di molecole in grado di donare monossido d’azoto che include nitrati sia organici (i.e. nitroglicerina), che inorganici (i.e. sodio nitroprussiato)...continua a leggere

IL REGISTRO GRACE

Nitrati per ridurre la severità dell’evento ischemico

Il costante incremento delle malattie cardiovascolari, imputabile all’invecchiamento della popolazione ed all’incongruo stile di vita, risulta un dato ormai incontrovertibile. Pur accennando ad una flessione, infatti, le stesse patologie rimangono ancora la prima causa di morte ed invalidità e, in ragione della loro elevata incidenza e della numerosità di ospedalizzazioni e re-ospedalizzazioni, la prima fonte di spesa per il SSN. In tale ambito, nel grande “calderone” delle patologie cardiovascolari, la cardiopatia ischemica è la prima responsabile, nei paesi occidentali ed in Italia, di tutti i decessi. Obiettivo imprescindibile per la corretta prevenzione cardiovascolare è, pertanto, giungere ad una cospicua riduzione nella comparsa della cardiopatia ischemica e delle sue complicanze. È noto - a questo proposito - che i farmaci “donatori” di monossido d’azoto (anche se la definizione non è biochimicamente appropriata: sicuramente si tratta di nitrati esogeni in grado di agire come nitrati endogeni) rappresentano una arma utilissima nella terapia della malattia coronarica e dello scompenso cardiaco...continua a leggere


Una dispnea in ortopedia

Il titolo è volutamente ingannevole… Il paziente è, infatti, un collega ortopedico di 65 anni, affetto da cardiopatia ischemica, portatore di duplice by-pass aorto-coronarico da circa 3 anni, in trattamento con atorvastatina (40 mg/die), acido acetilsalicilico (100 mg/die), valsartan (80 mg/die) e dieta iposodica. Non assume beta bloccanti per una modesta compromissione di tipo ostruttivo della funzione respiratoria (è un ex fumatore). Non è in sovrappeso e l’ultima verifica (3 mesi or sono) del rischio cardiovascolare globale ha mostrato un buon controllo dei fattori di rischio maggiori...continua a leggere

E’ BRUTTA LA PENSIONE?

Paolo, operaio in pensione ed ormai ottantenne, è responsabile del circolo anziani del suo quartiere. In passato è stato un “feroce” fumatore, ed ora è affetto da diabete mellito di tipo II, in trattamento con sitagliptin 100 mg/die + metformina 500 mg x 3 ed ipertensione arteriosa, in trattamento con irbesartan 150 mg/die + bisoprololo 2.5 mg/die. Giunge alla nostra osservazione per un corteo sintomatologico caratterizzato da dispnea a riposo, progressiva comparsa di edemi declivi ed intensa astenia. Gli esami ematochimici eseguiti in PS obiettivavano ipercreatinemia (1.7 mg/dL), iponatremia moderata (131 mEq/L), elevati livelli di BNP (1.233 pg/ml), moderato incremento del D-dimero (397 ng/mL)...continua a leggere

Un nitroderivato per chi è anziano

Il Sig. Alfredo, 81 anni ben portati, marmista da anni in pensione, si reca in Pronto Soccorso per una sintomatologia insorta da almeno 3 ore e caratterizzata da dispnea per sforzi lievi, nausea e riscontro di bassi valori tensivi (90/65 mmHg). In anamnesi cardiopatia ipertensiva, BPCO di grado moderato, diabete mellito di tipo 2 ed ipertrofia prostatica benigna. Al proprio domicilio il Sig. Alfredo assume ramipril 10 mg/die, carvedilolo 12,5 mg bid, ASA 100 mg/die, insulina glulisina (VIII UI s.c tid), insulina glargine (XV UI s.c la sera) e dutasteride 0,5 mg/die. Gli esami ematochimici eseguiti in urgenza mostrano elevazione degli indici di miocardiocitonecrosi (cTnI 2.37, CK-MB 7.67 mg/dL, Mb 127 mg/dL)...continua a leggere



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