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Vuoi sapere di + sull’ipertensione resistente?Sai che cos’è la denervazione renale?Vuoi sapere di +? L'area web Rh+ propone un percorso diagnostico e terapeutico per una corretta identificazione ed un’efficace gestione clinica dei pazienti con ipertensione arteriosa resistente, che possono essere candidati alla procedura di denervazione delle arterie renali. Tali indicazioni possono avere ripercussioni importanti non solo da un punto di vista clinico, ma anche economico-sanitario, in quanto la corretta identificazione dei pazienti con ipertensione arteriosa resistente e selezione dei pazienti possibili candidati alla procedura di denervazione delle arterie renali può contribuire a migliorare il controllo della pressione arteriosa e ridurre il rischio di complicanze cardiovascolari e cerebrovascolari in questa tipologia di pazienti.

Segui l'area web Rh+... La gestione dell’ipertensione resistente e la denervazione renale non avranno + segreti!!

L’ipertensione resistente

Studio REACH: il 12,7% degli ipertesi ne è affetto. Obbligatorio lo screening delle cause!!

C’è un accordo generale fra le varie Società Scientifiche Internazionali secondo le quali l’ipertensione arteriosa viene definita resistente al trattamento quando uno schema terapeutico, che comprenda le modifiche dello stile di vita e la prescrizione di almeno 3 farmaci antiipertensivi - tra cui un diuretico a dosi piene - non riesce a ridurre la pressione arteriosa sistolica e diastolica al di sotto del valore raccomandato (1,2). L’ipertensione resistente, pertanto, non coincide con l’ipertensione non controllata, che ha una prevalenza intorno al 50% della popolazione ipertesa in trattamento antiipertensivo. Secondo una recente analisi dello studio NHANES, negli Stati Uniti il 12.8% dei pazienti ipertesi in trattamento antiipertensivo corrisponde alla definizione di ipertensione resistente (3)...continua a leggere

Linee Guida sull'ipertensione resistente e sulla denervazione renale

L'ipertensione è definita resistente quando le strategie terapeutiche, comprendenti un adeguato stile di vita in aggiunta ad un farmaco diuretico ed altri due farmaci antipertensivi appartenenti a classi differenti (ma che non devono necessariamente includere una molecola antagonista del recettore dei mineralcorticoidi) e somministrati ad adeguato dosaggio adeguato, falliscono nel ridurre i valori di pressione arteriosa sistolica e pressione arteriosa diastolica al di sotto, rispettivamente, di 140 mmHg e 90 mmHg. A seconda della popolazione presa in esame e della metodologia di screening utilizzata la prevalenza dell'ipertensione resistente risulta compresa in una percentuale variabile fra il 5 % ed il 30 % dell'intera popolazione di pazienti affetti da ipertensione arteriosa; con una stima poco inferiore al 10% che verosimilmente rappresenta la reale prevalenza...continua a leggere

Denervazione renale: ancora più domande che risposte

Luci e ombre su una promettente terapia per l’ipertensione resistente

Il processo per lo sviluppo dei farmaci è lungo e difficoltoso. I farmaci anti-ipertensivi sono stati commercializzati dopo un lungo e articolato processo di monitoraggio volto a dimostrarne sicurezza e efficacia. Inoltre, persino quando questi farmaci possono essere prescritti, il loro impiego e l’indicazione all’uso è basato principalmente su risultati di trials clinici controllati. L’esempio dell’aliskiren è paradigmatico di questo modus operandi. Infatti questo farmaco è ben tollerato e molto efficace nel ridurre i valori pressori; tuttavia, non ci sono trials clinici controllati che dimostrino la sua efficacia nel ridurre gli eventi cardiovascolari, al contrario un eccesso di eventi cerebrovascolari è stato dimostrato nei pazienti ipertesi diabetici...continua a leggere

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