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Ipertensione e pressione arteriosa "ballerina" a braccetto nel combinare danni

Fonte: Arch Neurol. 2010;67:564-569

Un interessante studio pubblicato su Archives of Neurology indica che non solo i valori di pressione arteriosa sono da tenere sotto controllo in quanto associati con un aumentato rischio cardiovascolare, ma anche le sue fluttuazioni, a lungo termine, sono correlate con una maggiore incidenza di ischemia cerebrale. Adam M. Brickman, della Columbia University di New York City, conclude lo studio sottolineando che la gestione delle fluttuazioni della pressione arteriosa, anche nei normotesi adulti anziani, può essere utile nel ridurre il rischio di malattia cardiovascolare e nell'evitare un rapido invecchiamento cognitivo del paziente, soprattutto se anziano. A tali conclusioni gli autori sono giunti arruolando 686 adulti con più di 65 anni e dividendoli in 4 gruppi:

pazienti con pressione arteriosa media e fluttuazione pressoria bassa (gruppo 1) pazienti con pressione arteriosa medio-bassa ed alta fluttuazione pressoria (gruppo 2) pazienti con alta media di pressione arteriosa e bassa fluttuazione pressoria (gruppo 3) pazienti con pressione arteriosa media e fluttuazione pressoria alte (gruppo 4)

La RMN encefalo eseguita in questi pazienti ha evidenziato come il volume della sostanza bianca iperintesa è aumentata in modo lineare con l'aumento della media e delle fluttuazioni della pressione arteriosa (P = 0.02): tale dato radiologico era correlato con un declino cognitivo del paziente. Analogamente, la frequenza di infarto cerebrale aumenta linearmente nei vari gruppi di pazienti, dal 22% al 41% (p per trend = 0,004).

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