CardioLink Scientific News - Giornale telematico di informazione medico scientifica

Obesità viscerale e stato infiammatorio subclinico...e il rischio CV cresce!!!

Fonte: Congresso SID 2010

Il secondo giorno di Congresso SID si è aperto con il simposio "Il management del rischio CV nel paziente diabetico". Nell'ambito del simposio Alberto Zambon, della Clinica Medica I dell'Università di Padova, ha parlato di obesità viscerale e del ruolo che essa ha nel determinare e accrescere uno stato infiammatorio subclinico che alimenta sia le forme dislipidemiche che, conseguentemente, il rischio CV. Lo studio INTERHEART, pubblicato da Salim Yusuf nel 2005 su Lancet, ha dimostrato che al crescere del rapporto circonferenza vita/circonferenza fianchi aumenta il rischio CV anche nei pazienti con BMI normale. Questo dato introduce il concetto dell'importanza del grasso viscerale non tanto per quantità ma per "funzionalità". Esso, infatti, agisce come un vero e proprio organo in grado di influenzare il metabolismo glicolipidico, la pressione arteriosa, l'assetto emoreologico e condurre ad uno stato infiammatorio subclinico molto pericoloso per l'apparato cardiocircolatorio. Un bel lavoro pubblicato nel 2009 su Atherosclerosis ha dimostarto come l'attività indotta dall'interleukina 6 sull'asse fegato/proteina C-reattiva portasse ad un aumento di vari mediatori dell'infiammazione e chemotattici, come ICAM 1 e TNF-alfa, proprio in soggetti con alterato BMI. Lo studio JUPITER è andato ad investigare il ruolo della rosuvastatina su questi soggetti con quadro dislipidemico non francamente alterato, senza diabete ma con BMI di 28,3 e, oltre metà, con sindrome metabolica. Lo studio ha dimostrato che rosuvastatina è in grado di ridurre l'end-point combinato di IMA, stroke, angina instabile, rivascolarizzazione e morte cardiovascolare del 44% (riduzione del rischio relativo) e del 3% (riduzione del rischio assoluto). Ogni 25 pazienti trattati si evita un evento in 5 anni. Questo risultato ha sorpoassato le attese dei ricercatori tanto che lo studio è stato interrotto prematuramente per evidente beneficio della terapia con rosuvastatina. L'interpretazione dei ricercatori è legata alla riduzione drastica della proteina C-reattiva e della colestrolemia LDL che hanno determinato, insieme, la riduzione di quello stato infiammatorio subclinico che tanto incide sull'evoluzione di tutti i parametri di rischio CV. Oltre a ciò, interessante l'ipotesi formulata da Alberto Zambon legata all'effetto di rosuvastatina sulla trombosi venosa profonda (TVP). lo studio JUPITER ha ridotto l'incidenza di TVP del 43%.

VUOI ESSERE SEMPRE AGGIORNATO SULLE NOTIZIE DI CARDIOLOGIA E DIABETOLOGIA?
Iscriviti gratuitamente e ricevi le news di CardioLink direttamente nella tua e-mail

Inserisci qui sotto il tuo indirizzo e-mail

Scarica la nostra nuova APP MyCardioLink
Scarica App MyCardioLink Scarica App MyCardioLink

Leggi l'articolo completo su CardioLink Scientific News

VERSIONE SEMPLIFICATA DEI CONTENUTI DI CARDIOLINK SCIENTIFIC NEWS

VISUALIZZA VERSIONE COMPLETA