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Diabete e cancro

Fonte: Congresso SID 2010

Plenaria affollatissima al SID 2010 per un tema molto sentito come "Diabete e cancro". Forte la relazione tra insulina e IGF-1 che stimola l'attività mitogena cellulare potendo quindi rappresentare un potenziale acceleratore della crescita ed evoluzione dei tumori. Un recente lavoro di Sciacca e Coll. pubblicato su Diabetologia 2010, ha dimostarto come l'insulina umana e gli analoghi dell'insulina umana siano dotati della stessa attività di stimolazione, con insulina glargine e detemir lievemente maggiori rispetto agli altri. Sull'argomento glargine e rischio di tumori si è pubblicato e discusso molto con numerosi dati epidemiologici che hanno dimostrato che, seppur l'evidenza dei dati porti ad un maggior rischio di tumore con l'impiego di glargine, gli stessi studi hanno mostrato una mortalità non coerente con il maggior rischio potenziale ed, in alcuni casi, addirittura inversa. L'interpretazione più accreditata è che in realtà il maggior rischio di esposizione al tumore non sia legata ad una certa forma di analogo dell'insulina ma, piuttosto, all'esposizione a dosaggi alti e somministrazioni frequenti e prolungati di analoghi dell'insulina. Sul versante degli ipoglicemizzanti orali, Edoardo Mannucci, dell'Università di Firenze, ha ben delineato il ruolo "protettivo" di metformina nei confronti di un vasta gamma di tumori attraverso numerosi dati provenineti da osservazioni epidemiologice e studi controllati. Le sulfoniluree non possono vantare la stessa protezione della metformina ma non determinano un maggior rischio e se impiegate in associazione con metformina non determinano una riduzione dell'effetto protettivo di metformina. Nel dettaglio, tuttavia, in uno studio di Monami et Al. pubblicato nel 2009 su Acta Diabetologica si evidenziava una differenza tra glibenclamide e gliclazide sull'esposizione di rischio al tumore con la prima che portava una tendenza all'aumento e la seconda alla riduzione del rischio. Sui glitazoni sono stati pubblicati molti dati sperimentali sia nell'animale che nell'uomo che avevano creato una fortissima aspettativa sull'effetto protettivo ma, in realtà, le evidenze cliniche sono state poche e non coerenti con le premesse. Il più studiato è il rosiglitazone che ha mostrato un effetto neutro sul rischio di tumori in generale ed un dato interessante sul tumore del polmone in cui ha fatto registrare una riduzione significativa del rischio (J Clin Oncology 2007). Anche la metanalisi di Monami et Al, pubblicato su Diabetes Care nel 2008, ha confermato l'evidenza del dato. Non ci sono ancora dati sugli inibitori della DPP 4 mentre alcuni studi ancora del tutto sperimentali sul ratto degli analoghi del GLP-1 mostrano una tendenza a favorire adenomi e carcinomi della tiroide. Tuttavia, per le enormi differenze tra cellule dei ratti e umane e per le pregresse discrepanze tra dati sperimentali e clinici sull'uomo delle terapie più conosciute, è ancora presto per arrivare a conclusioni su questa importantissima classe di farmaci.

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