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Diabete e scompenso cardiaco nell’anziano: partners in crime

Fonte: Am J Cardiol 2010;106(1):78-86.

Diabete mellito e scompenso cardiaco rappresentano due patologie di grande rilevanza clinica e socio-economica nella popolazione geriatrica in ragione dell'ampia diffusione e del rilevante impatto prognostico. Una sottoanalisi dello Study of Effects of Nebivolol Intervention on Outcomes and Rehospitalization in Seniors with heart failure (SENIORS) ha dimostrato come la presenza di diabete mellito peggiori significativamente la prognosi (mortalità per tutte le cause ed ospedalizzazione per cause cardiovascolari) nel paziente anziano (>70 anni) con scompenso cardiaco e rende quest'ultimo meno responsivo al trattamento con nebivololo, beta-bloccante con azione vasodilatante e proprietà antiossidanti (nebivolo vs placebo, hazard ratio 0.78 con un intervallo di confidenza al 95% compreso tra 0.65 e 0.93, p=0.006 nei pazienti non diabetici; hazard ratio 1.04 con un intervallo di confidenza al 95% compreso tra 0.80 e 1.35, p=0.773 nei pazienti diabetici). La tematica appare di non poca rilevanza se si considera che alcuni trattamenti di largo uso nel paziente cardiopatico, quali diuretici e beta-bloccanti di vecchia generazione, possono favorire la comparsa di diabete mellito il cui impatto prognostico non è sostanzialmente diverso da quello del diabete preesistente. Il monito ippocratico "primum non nocere" appare sempre più attuale.

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