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Alte dosi iniziali di ACE inibitori, beta bloccanti e statine abbassano la mortalità nei pazienti colpiti da sindrome coronarica acuta.

Fonte: World Congress of Cardiology 2010.

I pazienti colpiti da sindrome coronarica acuta (SCA) dovrebbero essere dimessi dall'ospedale già con le massime dosi tollerate di ACE inibitori, Beta Bloccanti e Statine. Questo sembra dimostrare uno studio presentato a Pechino, nel recente Congresso Mondiale di Cardiologia, eseguito su 597 pazienti, tutti con SCA a cui venivano somministrati alte dosi dei tre farmaci (per lo più carvedilolo con dose media 33 mg, atorvastatina con dose media 27 mg e perindopril con dose media 6.5 mg). Ad un anno si è osservato un calo della mortalità tra i pazienti trattati ad alti dosaggi con le curve di sopravvivenza che iniziavano a divergere precocemente durante il follow up e continuavano a divergere durante tutto il periodo di osservazione (1 anno il follow up complessivo). Questi risultati vanno in controtendenza con le attuali Linee Guida vigenti che enfatizzano l'importanza di titolare i farmaci a dosi target ad eccezione delle statine. Il messaggio chiave, almeno nella discussione che ha prevalentemente coinvolto il Dr Rui Baptista (Portogallo), principal investigator dello studio, è che in particolare alcuni sottogruppi, come ad esempio donne, anziani e pazienti con insufficienza renale, ricevono dosi molto basse di farmaci salvavita, soprattutto dopo eventi coronarici acuti. Che abbia ragione?

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