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Le variazioni dell’albuminuria sono un "monitor" per predire il rischio cardiovascolare

Fonte: European Society of Hypertension Meeting 2010.

Una nuova analisi dei dati dell'ONTARGET presentata di recente all'ESH 2010 dimostra come le variazioni dei valori di albuminuria possano essere una fattore indipendete predittore di malattia cardiovascolare e renale. Il messaggio da dare a tutti e ai Medici di Medicina Generale è che l'albuminuria deve essere controllata perchè un cambiamento dei valori della stessa è un predittore prognostico importante; Non solo è importante dosare l'albuminuria, ma è importante ripetere il dosaggio dopo 6 mesi o un anno di trattamento per verificare il successo della terapia e per verificare la riduzione del rischio vascolare complessivo. L'ONTARGET ha mostrato che il trattamento antipertensivo con l'antagonista del recettore dell'angiotensina II (ARB) telmisartan, è stato "non inferiore" al ACE-inibitore ramipril in termini di end point primario composito di morte cardiovascolare, infarto miocardico, ictus, o ospedalizzazione per insufficienza cardiaca, nei 25.620 pazienti arruolati. Nella sua nuova analisi, l'autore ha incluso 23.480 pazienti della popolazione totale ONTARGET; sono stati esaminati cambiamenti dell'albuminuria nelle urine spot rispetto al basale, misurata in un laboratorio centrale. Un raddoppio della albuminuria dal basale a due anni, visto nel 28% dei partecipanti, è stato associato ad un "drammatico" aumento della mortalità di quasi il 50% (HR 1,47, p <0,0001) mentre una diminuzione di albuminuria (almeno dimezzata), rilevata nel 21% delle persone, è stato associato ad una ridotta mortalità (HR 0,85, p = 0,025), rispetto a minori modifiche di albuminuria. Gli autori, pur riconoscendo la necessita di chiarire le caratteristiche dei sottogruppi (paziente in terapia con ACE-I, pazienti in terapia con statine), sottolineano che l'albuminuria è un indicatore di disfunzione endoteliale, un marker vascolare, che, peraltro, possiamo misurare molto facilmente e con poca spesa. Se nel 2007 le linee guida europee sull'ipertensione raccomandavano di misurare la microalbuminuria in condizioni basali in tutti i pazienti ipertesi, ora, alla luce di questi dati, questo parametro dovrebbe essere rivisto consigliando un controllo dei valori di microalbuminuria dopo sei mesi o un anno di trattamento, per vedere come il trattamento abbia inciso sulla riduzione del rischio cardiovascolare globale.

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