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Che c’è di nuovo su vecchi e nuovi inotropi cardiaci?

Fonte: Curr Opin Crit Care. 2010 Oct;16(5):432-41.

Interessante review sulle attuali conoscenze circa l'uso di agenti inotropi, sia convenzionali che di nuova generazione, nei pazienti critici redatta dai colleghi dell’Heart Failure Unit dell’Università di Atene in collaborazione con i colleghi della Critical Care Medicine, dell’Università di Parigi. I pazienti con insufficienza cardiaca spesso vanno incontro a sindromi da bassa portata a causa della disfunzione cardiaca. I convenzionali agenti inotropi sembrano essere utili nel ripristinare i parametri emodinamici ed a migliorare la perfusione degli organi periferici, ma possono aumentarne la mortalità sia a breve che a lungo termine. I nuovi  inotropi sembrano essere promettenti nella gestione di questi pazienti, non presentando gravi effetti avversi. Gli inotropi più raccomandati dalle ultime linee guida della Società Europea di Cardiologia sono il levosimendan e la dobutamina. Dati recenti indicano che il levosimendan possa essere utile nella disfunzione cardiaca susseguente ad infarto miocardico acuto e nello shock settico inducendo un aumento del flusso coronarico e attenuando l’attivazione infiammatoria. Nuovi agenti, come istaroxime e gli attivatori della miosina cardiaca, hanno dimostrato essere ancora più sicuri e migliorano l'emodinamica centrale in modelli sperimentali di scompenso cardiaco e nei pazienti con scompenso cardiaco in studi di fase II; tuttavia, sono necessari studi randomizzati su larga scala che confermino tali riscontri.


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