CardioLink Scientific News - Giornale telematico di informazione medico scientifica

Steatoepatite non alcolica: finalmente un trattamento efficace?

Fonte: N Engl J Med 2010; 363:1185-1186.

Sanyal e colleghi hanno indicato una relazione tra l'effetto della vitamina E naturale (800 UI al giorno) in pazienti con steatoepatite non alcolica. Per la maggioranza dei pazienti con steatoepatite non alcolica sono preesistenti fattori di rischio metabolici, che li espongono a maggiore incidenza di morte prematura per patologie epatiche e cardiovascolari. Nonostante nuove strategie terapeutiche siano necessarie con urgenza, esse non sono scevre da rischi. Le migliori revisioni sistematiche di studi su antiossidanti ad oggi hanno riferito che la vitamina E assunta da sola od in combinazione con altri antiossidanti aumenta il rischio di morte. Un’ulteriore meta-analisi ha mostrato che dosi superiori a 400 UI di vitamina E al giorno aumentano il rischio di morte per tutte le cause. La misura in cui questi risultati si applicano per la vitamina E naturale resta da vedere, dato che la maggior parte degli studi, che vengono citati, ha considerato la forma sintetica. L'effetto della terapia in studio secondo Al Sanyal et al. può stimolare l'integrazione di vitamina E in algoritmi di trattamento per la steatoepatite non alcolica. La vitamina E dovrebbe essere assunta come terapia cronica e ciò sottolinea l'importanza di studi prospettici a lungo termine, che coinvolgano pazienti con steatoepatite non alcolica, per valutare l'effetto dose-dipendente della vitamina E naturale sulla mortalità legata a patologie epatiche ed in ambito cardiovascolare. A 96 settimane di follow-up, Sanyal et al. hanno evidenziato che la somministrazione giornaliera di 800 UI di vitamina E a 84 pazienti con steatoepatite non alcolica è stata associata ad una significativa diminuzione di danni al fegato. Il razionale dello studio era basato sul presupposto che lo stress ossidativo ha un ruolo patogeno, e che la proprietà antiossidante della vitamina E potrebbe limitare l'effetto deleterio di tale stress. Tuttavia, non è chiaro dallo studio se la vitamina E in realtà ha esercitato un effetto antiossidante, in quanto i ricercatori non hanno fornito i valori di parametri di laboratorio per lo stress ossidativo ed i livelli di vitamina E prima e dopo il trattamento. Il ruolo della attività antiossidante è cruciale, poiché è stato dimostrato che la supplementazione di vitamina E non esercita alcun effetto antiossidante, se viene somministrato a soggetti con valori ematici basali normali di vitamina E. Inoltre, gli autori non hanno specificato che pazienti non dovessero assumessero farmaci come statine, che sono noti per normalizzare i livelli ematici di vitamina E, o che siano stati esclusi dallo studio. Armstrong et al. hanno citato una meta-analisi da Miller et al., in cui sono stati tuttavia esclusi studi con pochissimi decessi e non vi erano indicazioni sulle formulazioni di vitamina E utilizzate. Non era segnalato un aumento del tasso di morte per cause cardiovascolari nello studio Pioglitazone o vitamina E in NASH (steatoepatite non alcolica) (PIVENS), ma questo studio non è stato disegnato per valutare questo end-point. Violi e Cangemi hanno sollevato una questione importante per quanto riguarda il dosaggio ematico della vitamina E, e le valutazioni sono in corso in PIVENS. Inoltre, come indicato nel disegno dello studio di PIVENS, 5 pazienti sono stati autorizzati a continuare ad assumere le statine a dosi stabili nei 3 mesi prima di sottoporsi a biopsia epatica ed arruolamento nello studio.

VUOI ESSERE SEMPRE AGGIORNATO SULLE NOTIZIE DI CARDIOLOGIA E DIABETOLOGIA?
Iscriviti gratuitamente e ricevi le news di CardioLink direttamente nella tua e-mail

Inserisci qui sotto il tuo indirizzo e-mail

Scarica la nostra nuova APP MyCardioLink
Scarica App MyCardioLink Scarica App MyCardioLink

Leggi l'articolo completo su CardioLink Scientific News

VERSIONE SEMPLIFICATA DEI CONTENUTI DI CARDIOLINK SCIENTIFIC NEWS

VISUALIZZA VERSIONE COMPLETA