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Il coenzima Q10 non è una variabile indipendente prognostico nello scompenso cardiaco

Fonte: J Am Coll Cardiol, 2010; 56:1196-1204, doi:10.1016/j.jacc.2010.02.075.

Questa è la conclusione a cui è giunto un gruppo di ricercatori europei coordinati dal Prof. John JV McMurray, del British Heart Foundation Cardiovascular Research Centre, dell’Università di Glasgow. Partendo dal presupposto che le concentrazioni nel sangue e nei tessuti del coenzima Q10, agente di riduzione ossidativa che agisce nella catena di produzione energetica nei mitocondri, sono diminuite con l’utilizzo delle statine, i ricercatori hanno voluto valutare se tale condizione potesse influenzare negativamente la prognosi nei pazienti affetti da insufficienza cardiaca. 1.191 pazienti affetti da insufficienza cardiaca sistolica di origine ischemica, arruolati nello studio CORONA (Controlled Rosuvastatin Multinational Study in Heart Failure), sono stati sottoposti a dosaggio del coenzima Q10 nel siero e quindi seguiti nel tempo valutandone gli outcome clinici. I pazienti con concentrazioni inferiori di coenzima Q10 erano più anziani e avevano una insufficienza cardiaca più avanzata. Mediante una analisi multivariata riguardante la correlazione tra mortalità e coenzima Q10  ha evidenziato che la mortalità non era più alta tra i pazienti con concentrazioni più basse di coenzima Q10 rispetto ai pazienti che presentavano una concentrazione più alta. Da segnalare, inoltre, che il coenzima Q10 non si è dimostrato un predittore indipendente neanche per qualsiasi altro evento clinico.

 

 

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