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Quando quello che si rompe.. e' lo stent..

Fonte: Am J Cardiol 2010;106:1075-1080.

Bella meta-analisi apparsa sul American Journal of Cardiology, per studiare l’incidenza, i fattori predittivi e i conseguenti outcomes clinici delle rotture di stent dopo procedure di PCI. La meta-analisi ha coinvolto 8 studi, con 108 rotture di stent in 5.321 pazienti. Gli end-pont dello studio hanno incluso la restenosi intrastent (ISR) e la rivascolarizzazione della target lesion (TLR). L’incidenza media di rottura dello stent per paziente è stata del 4% (IC 95%: da 0.4 a 16.3%). Tutti i casi di rottura, ad eccezione di uno, ha coinvolto stent a rilascio di farmaco (in particolare Sirolimus). L’incidenza di rottura ha coinvolto nel 30.4% delle volte la discendente anteriore, il 10.9% il ramo circonflesso, il 56.4% la coronaria destra, meno del 0.01% il tronco comune e l’1.7% i graft in vena. La probabilità di rottura è stata significativamente più alta nel caso di stent sovrapposti 87.5% vs 2.1%: p=0.01) e di stent lunghi (46 vs 32.5 mm, p <0.01). Le lesioni agli stent sono state accompagnate ad un maggior numero di eventi avversi, a ISR (38% vs 8.2%, p <0.01) e TLR (17% vs 5.6%, p <0.01). Inoltre, la probabilità di danni allo stent erano più presenti in pazienti con ISR (12.8% vs 2.1%, p <0.01) e TLR (8.8% vs 2.7%, p <0.01). Questi pazienti andrebbero forse controllati di più. Mancano tuttavia direttive precise sul come e sul quanto controllarli.

Titolo originale: Meta-Analysis of Incidence, Clinical Characteristics and Implications of Stent Fracture

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