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Frequenza cardiaca dopo bypass aorto-coronarico: predittore efficace di eventi?

Fonte: Am J Cardiol Vol 106, 7, 958-962.

La frequenza cardiaca è un noto predittore di mortalità ed eventi cardiovascolari nella popolazione generale e nei soggetti con patologia coronarica. Un recente studio ha valutato il potere predittivo della frequenza cardiaca nei pazienti sottoposti elettivamente a bypass aorto-coronarico.E' stata analizzata una coorte prospettica di 794 pazienti trattati tra il 1998 e il 2002.  L'end point primario è stato la mortalità per qualsiasi causa, con una frequenza del 5.0% ad un follow-up medio di 3.2 anni. L'end point secondario è stato un evento composto comprensivo di morte, sindromi coronariche acute non fatali, ictus o attacchi ischemici transitori, rivascolarizzazioni percutanee o chirurgiche. All'analisi univariata, la frequenza cardiaca >90 bpm, valutata a due mesi dall'intervento chirurgico, è risultata correlata in modo statisticamente significativo a tutti gli eventi. All'analisi multivariata, eliminati i principali fattori confondenti, come l'uso di β bloccanti, è stata mantenuta la correlazione per l'end point aggregato (hazard ratio 2.26, p = 0.04), mentre si è persa la significatività per l'end point primario, pur mantenendo elevati valori di Hazard ratio 3.57, p = 0.07. Alla luce di tali dati, gli Autori concludono che la frequenza cardiaca elevata si conferma anche nell'ambito della rivascolarizzazione chirurgica un efficace predittore di eventi.

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