CardioLink Scientific News - Giornale telematico di informazione medico scientifica

Ischemia cronica: lontani dal risultato ottimale...necessaria una svolta!

Fonte: Congresso GICR-IACPR 2010, Genova.

Stiamo parlando di una moltitudine di persone, circa 20-40 ogni 1.000 abitanti in Europa, a seconda del paese, che soffrono di ischemia miocardica cronica eppure non ci sono tantissimi trial sulla gestione ottimale di tali pazienti, tanto che le linee guida americane AHA/ACC si fondano su evidenze di livello C. Anche la rivascolarizzazione, mediante PCI o by pass, non ha risolto il problema e ancora oggi è controverso districarsi in mezzo ad una serie di trial d'intervento che hanno confrontato PCI o by-pass con terapia medica ottimale e massimale senza arrivare ad una soluzione definitiva. In sostanza, ha riportato Zoran Olivari, responsabile della Cardiologia dell'Ospedale Cà Foncello di Treviso, i pazienti che soffrono di cardiopatia ischemica cronica non possono essere considerati tutti uguali e la stratificazione del rischio è fondamentale per assegnare loro un percorso terapeutico adeguato alle singole situazioni. Alcuni trial come Il COURAGE hanno incluso popolazioni di pazienti a rischio non elevato dove migliorare la prognosi attraverso un intervento di emodinamica può essere estremamente difficile e portare allo stesso risultato, nel breve medio termine, della terapia medica massimale. In realtà su popolazioni più idonee all'intervento di rivascolarizzazione i risultati a lungo termine mostrano una differenza significativa su mortalità e sintomi tra terapia medica e PCI/by-pass a favore della rivascolarizzazione (vedi studio MASS II con follow-up a 10 anni). In ogni caso, sia che si tratti di pazienti a basso rischio che di pazienti sottoposti a rivascolarizzazione, la terapia medica necessita di una revisione critica. L'EUROHEART Survay, infatti, dice che in pazienti con angina stabile, ad 1 anno, circa il 30% va incontro a IMA o morte. Il MASS II a 10 anni ha mostrato che il 30-40% dei soggetti arruolati rimane sintomatico nonostante la rivascolarizzazione. E' evidente che si debba intervenire sulla tearapia medica per renderla più efficace. A tal proposito, recentemente è stata immessa in commercio ranolazina, un farmaco con potente azione antiischemica che agisce bloccando la corrente tardiva del sodio che, negli stati cronici ischemici, risulta anomalmente prolungata ed instabile determinando un ciclo vizioso che porta ad un iperconsumo di ossigeno ed ATP  e ad una riduzione dell'apporto di ossigeno alla cellula cardiaca. Ranolazina si candida da sola o in associazione con altri antischemici a diventare una protagonista della lotta all'ischemia miocardica cronica puntando a migliorare prognosi e sintomi dei pazienti a basso medio rischio non rivascolarizzati o di quei pazienti rivascolarizzati che comunque restano ad alto rischio CV. 

VUOI ESSERE SEMPRE AGGIORNATO SULLE NOTIZIE DI CARDIOLOGIA E DIABETOLOGIA?
Iscriviti gratuitamente e ricevi le news di CardioLink direttamente nella tua e-mail

Inserisci qui sotto il tuo indirizzo e-mail

Scarica la nostra nuova APP MyCardioLink
Scarica App MyCardioLink Scarica App MyCardioLink

Leggi l'articolo completo su CardioLink Scientific News

VERSIONE SEMPLIFICATA DEI CONTENUTI DI CARDIOLINK SCIENTIFIC NEWS

VISUALIZZA VERSIONE COMPLETA