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Coronaropatia stabile: chi “corre” di piu’..muore di piu’!!

Fonte: Canadian Cardiovascular Congress 2010.

Dall’analisi dei dati del TRANSCEND e ONTARGET e’ stato riscontrato che nei pazienti con coronaropatia stabile, i soggetti  con frequenze cardiache di base >70 battiti per minuto (bpm), rispetto ai pazienti con frequenza cardiaca più bassa, avevano un rischio significativamente maggiore di mortalita’ per tutte le cause e di mortalità cardiovascolare, così come un più alto rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco. Presentata questa settimana al Canadian Cardiovascular Congress 2010, l'analisi è un tentativo di individuare il ruolo della frequenza cardiaca nella predizione del rischio cardiovascolare e della mortalità nella malattia coronarica. Sono stati valutati i pazienti del TRANSCEND e dell’ONTARGET che insieme comprendevano un totale di 31.531 pazienti; i ricercatori hanno esaminato l'associazione tra frequenza cardiaca basale media per 56 mesi e un end point combinato di mortalità cardiovascolare, infarto miocardico, ictus, ricovero per scompenso cardiaco e un end point secondario di mortalità per qualsiasi causa. Usando come target una frequenza cardiaca di 70 bpm, nei soggetti con frequenza cardiaca a riposo > 70 bpm il rischio di morte cardiovascolare è aumentato del 41% al 58%( in base ai modelli usati di risk-adjusted). In tali pazienti il rischio di mortalità per tutte le cause è aumentato del 34% al 47% ed il rischio di ospedalizzazione da scompenso cardiaco è aumentato del 53% al 63%. Esaminando i dati per quintili, rispetto al gruppo con frequenza cardiaca piu’ bassa (<58 bpm), quello con il più elevata frequenza cardiaca (> 78 bpm) ha avuto un aumento di circa il 77% del rischio di morte per malattia cardiovascolare e un 65% di aumento del rischio di morte per tutte le cause. Gli autori hanno osservato una forte interazione positiva per l'età, l'uso di beta-bloccanti e malattia coronarica, suggerendo che l'associazione tra frequenza cardiaca elevata ed il rischio è maggiore nei pazienti di età inferiore ai 65 anni di età, in quelli che già assumono un beta-bloccante e che potrebbero essere non a target e in quelli già affetti da malattia coronarica.

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