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Solo un quinto dei sopravvissuti ad arresto cardiaco extraospedaliero avevano un ritmo non defibrillabile

Fonte: Heart 2010; 96: 1826-1830.

I ricercatori di questo interessante studio hanno evidenziato come la percentuale di pazienti sopravvissuti ad un ACE (arresto cardiaco extraospedaliero) con un ritmo defibrillabile inizialmente è risultata essere vicino all'80% mentre solo il 20% dei pazienti ha presentato un ritmo non defibrillabile. Christina Holmgren (NU Hospital, Trollhättan, Svezia) e i suoi colleghi hanno analizzato i dati di 2.165 sopravvissuti ad un ACE riportati nel Registro Svedese sull’Arresto Cardiaco tra il 1992 e il 2007 in cui sono stati riportati tutti i pazienti sottoposti ad una rianimazione cardiopolmonare (RCP) vivi a 1 mese post-ACE. Incuriositi dai risultati i ricercatori hanno utilizzato gli stessi gruppo del registro in esame per verificarne la sopravvivenza a 16 anni. Dai dati del registro si è evidenziato che ritmi non trattabili erano più comuni nelle donne rispetto agli uomini, (27% rispetto al 18% p <0,0001) e che un peggiore quadro neurologico era registrato in quelli con ritmo iniziale non defibrillabile rispetto a quelli con ritmo “shockabile” ( p = 0,0006). Il team della dott.ssa Holmgren, inoltre, ha identificato, dai dati del registro, diversi fattori prognostici positivi associati con la sopravvivenza a 1 mese post-ACE; questi fattori includevano ACE avvenuti fuori del domicilio del paziente, l'esecuzione delle manovre di RCP prima dell'arrivo dell’ambulanza e l'arresto cardiaco in presenza di altre persone.

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