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Diabete di tipo 2: Aderenza alle terapie... un nodo da sciogliere

Fonte: V Convegno Nazionale CSR-AMD, Firenze.

Bella lettura di Stefano Del Prato durante i lavori del V Convegno Nazionale CSR-AMD a Firenze. Del Prato è andato in profondita su un tema molto controverso e altrettanto sottovalutato: l'aderenza del paziente diabetico alle terapie farmacologiche. I grandi studi clinici sul diabete di tipo 2 indicano che la terapia non può presciendere dall'impiego di molti farmaci e che nonostante la situazione negli ultimi anni sia molto migliorata ancora oggi siamo lontani da riuscire a mantenere un trattamento adeguato dei pazienti diabetici. Un dato osservazionale proveniente dagli USA, pubblicato sugli Annals of Epidemiology nel 2008, mostra come tra il 1999 ed il 2004 il soggetti con HbA1c a target siano passati dal 35% al 55%, quelli con pressione arteriosa a target dal 35% al 48% e quelli con colesterolo totale a goal dal 48% al 53%. Ottimo!! il problema è che i soggetti con tutti e tre i parametri a target erano solo il 14% nel 2004 con un incremento del 100% rispetto al 1999 ma ancora troppo pochi!!  A parità di farmaci, l'aderenza alla terapia determina il successo o l'insuccesso del raggiungimento dei livelli target di HbA1c e uno studio di Poluzzi, pubblicato sul J. Clin Pharmacol. nel 2006, ha mostrato che ogni anno il 5-6% dei pazienti in tratamento abbandona la terapia. Non ci sono dubbi sul fatto che l'elevato numero di farmaci comporti un disagio al paziente che, oltre agli antidiabetici, in una fetta molto ampia dei casi assume anche altre terapie come altri farmaci cardiovascolari, statine, antinfiammatori, antiulcera, ecc. Ma la perdita di aderenza non è solo legata alla multi terapia ma anche a fattori soggettivi variabili da paziente a paziente e all'inerzia clinica del Medico. Un lavoro di Saha, pubblicato su Diabetes Care nel 2005, ha mostrato come il soggetti con HbA1c tra 8 e 8,5% in terapia farmacologica, sottoposti ad oservazione medica, solo il 45% degli Specialisti ha adottato una forma d'intervento ulteriore. Lo studio MIND-IT ha mostrato un dato analogo con il 70% dei Medici che non è intervenuto con ulteriori provvedimenti nonostante la colesterolemia LDL non fosse a target. Stefano Del Prato ha concluso invitando tutti a "fare gli Specialisti" adottando ogni risorsa per motivare i pazienti ad assumere in modo stabile le terapie e ad utilizzare tutte le opzioni farmacologiche disponibili al fine di ridurre la complessità terapeutica e raggiungere il massimo risultato.

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