CardioLink Scientific News - Giornale telematico di informazione medico scientifica

Studio ASSERT: evidenza di alto tasso di ictus associato ad tachicardie atriali registrate nei portatori di PM; possibili implicazioni terapeutiche?

Fonte: American Heart Association Scientific Session 2010, Chicago. 

I risultati dello studio ASSERT (Asymptomatic AF and Stroke Evaluation in Pacemaker Patients and the AF Reduction Atrial Pacing Trial) suggeriscono che nei pazienti portatori di PM, il tasso di ictus associato con tachicardie atriali asintomatiche registrate dai device puo’ essere elevato. In circa un terzo di questa popolazione di pazienti ipertesi, portatori di PM, senza storia di fibrillazione atriale, sono stati riscontrati episodi di tachicardia atriale maggiori di 6 minuti nel corso di 3 anni di follow up. Queste aritmie sono state associate con un aumento di 2.5 volte del rischio di ictus ischemico ed embolia sistemica. Lo studio ASSERT è stato uno studio prospettico di coorte. I pazienti con una storia di ipertensione ed età di 65 anni o più anziani sono stati arruolati dopo l'impianto di un pacemaker bicamerale o un defibrillatore cardioverter impiantabile (ICD); erano esclusi in pazienti con storia nota di tachiaritmia atriale o in terapia con warfarin. Sono stati valutati gli episodi di tachicardia atriale con una durata maggiore di 6 minuti e un ritmo atriale superiore a 190 battiti per minuto. Sono stati arruolati un totale di 2.580 pazienti da 136 centri in 23 paesi. A tre mesi il 10% dei pazienti ASSERT avevano avuto almeno un episodio atriale maggiore di sei minuti e ad un follow-up medio di 2,8 anni, circa il 36% dei pazienti aveva avuto almeno un episodio atriale. Il riscontro di tachicardia atriale è stata associata ad un aumento di 2,5 volte del rischio di ictus e di embolia sistemica; inoltre, i pazienti con rilievo di tachiacardia atriali nei primi tre mesi hanno un elevato rischio di sviluppo clinico di fibrillazione o flutter atriale. In particolare nei pazienti con punteggio Chads2 >2, che costituivano quasi l'80% dei pazienti nel ASSERT, quelli senza riscontro tachiaritmie atriali hanno un rischio di ictus dello 0,7% all'anno, che aumenta passando al 2,1% l'anno per quei pazienti con riscontro di tachicardia atriale (rischio relativo 2.67, p <0,001). L'implicazione clinica di questo è che il rischio di ictus tra i pazienti con tachicardie rilevate da un dispositivo (PM o ICD) e un Chads2 >2 è simile al rischio dei pazienti con fibrillazione atriale permanente, dove le linee guida raccomandano di considerare la terapia anticoagulante orale.

VUOI ESSERE SEMPRE AGGIORNATO SULLE NOTIZIE DI CARDIOLOGIA E DIABETOLOGIA?
Iscriviti gratuitamente e ricevi le news di CardioLink direttamente nella tua e-mail

Inserisci qui sotto il tuo indirizzo e-mail

Scarica la nostra nuova APP MyCardioLink
Scarica App MyCardioLink Scarica App MyCardioLink

Leggi l'articolo completo su CardioLink Scientific News

VERSIONE SEMPLIFICATA DEI CONTENUTI DI CARDIOLINK SCIENTIFIC NEWS

VISUALIZZA VERSIONE COMPLETA