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Ivabradina endovensosa: un’arma in più per il trattamento dello STEMI?

Fonte: American Heart Association Congress 2010, Chicago.

In questo trial pilota randomizzato, condotto dai ricercatori del VIVIFY study, è stata dimostrata sia l’efficacia della somministrazione di ivabradina versus placebo nella persistente riduzione della FC in pazienti dopo PCI per STEMI, sia la sua correlazione con la riduzione dei livelli dei marcatori biochimici, con minori volumi del ventricolo sinistro, valutati mediante ecocardiografia, e con un'area più piccola di DHE (delayed hyperenhancement) come dimostrato dalle immagini di RMN. Inoltre, è stata dimostrata per la prima volta la buona tollerabilità della terapia in pazienti con STEMI. Philippe Gabriel Steg e i suoi colleghi hanno studiato l’impatto dell’ivabradina per via endovenosa in pazienti tra 40 e 80 anni, con diagnosi di STEMI, trattati con PCI, per valutarne la tollerabilità (finora mai analizzata in soggetti con STEMI), e per studiare il suo impatto sulla funzione ventricolare sinistra e sulla dimensione dell'infarto (analizzato mediante il DHE alla RMN ed i marcatori di necrosi miocardica). In questo trial pilota, sono stati randomizzati 121 partecipanti (di cui 40 iscritti al sottostudio con RMN): 81randomizzati ad ivabradina e 40 a placebo (PLC). L’ivabradina veniva somministrata per via endovenosa (5 mg in bolo, seguiti da 5 mg in 8 ore in infusione continua), in pazienti con sintomatologia insorta entro le 9 ore e trattati con PCI entro 6 ore, in ritmo sinusale con una FC > 80 bpm ed una pressione arteriosa sistolica > 90 mmHg. Nel gruppo con ivabradina è stata ottenuta una graduale e persistente riduzione della FC (da 88,5 ± 9,5 bpm a 66,3 ± 10,2 bpm a 8 ore, a fronte di un cambiamento da 87,2 ± 8,1 bpm a 78,3 ± 14,6 nel braccio PLC (p <0,001), una riduzione del volume telediastolico e del volume telesistolico (-19,6 e -15,5 ml, rispettivamente) nel braccio Ivabradina rispetto alla base, a fronte di nessun cambiamento nel braccio PLC. Per quanto riguarda le dimensioni dell’infarto, i valori dei markers di necrosi miocardica (CK-MB, Troponina I, Troponina T) sono stati numericamente inferiori nei partecipanti randomizzati ad ivabradina rispetto al PLC e la RMN ha mostrato una riduzione della percentuale del DHE nel braccio ivabradina versus PLC (12.9 ± 10 vs 17,5 ± 11, NS), tendenza che purtroppo non è stata confermata dal follow up a 4 mesi.

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