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Come trattare il paziente diabetico dopo sindrome coronarica acuta NSTEMI

Fonte: Congresso SIC 2010.

La prevenzione secondaria è un elemento fondamentale nella gestione a lungo termine di una sindrome coronaria acuta NSTEMI, soprattutto nel paziente diabetico. Le ultime linee guida europee, presentate durante il 71° Congresso Nazionale della Società Italiana di Cardiologia, affermano che nel paziente diabetico la strategia invasiva (angioplastica o by pass) è sicuramente da preferire rispetto a quella conservativa. Il paziente diabetico, infatti, ha una maggiore tendenza trombogenica dovuta ad un alterato equilibrio fibrinolitico e ad un’alterazione dell'attivazione piastrinica. Superata la fase acuta le linee guida raccomandano, prima di tutto, una correzione dello stile di vita con un’interruzione del fumo, con delle scelte alimentari più adeguate ed un incremento dell’attività fisica. L’efficacia di tale strategia è stata confermata dallo studio GOSPEL (GlObal Secondary Prevention strategiEs to Limit event recurrence after myocardial infarction), che ha confermato che le modifiche dello stile di vita migliorano la sopravvivenza nei pazienti post-infartuati. Oltre a questo, però, bisogna intraprendere una terapia medica efficace: il paziente diabetico, infatti, ha, rispetto a un non diabetico, una mortalità doppia sia a 30 giorni dall’evento acuto che dopo un anno e ciò lo porta ad avere un rischio pari a quello di un soggetto non diabetico che ha avuto un infarto STEMI. Proprio per la maggiore tendenza trombogenica del diabetico, infatti, farmaci come il clopidogrel sono meno efficaci esponendo il paziente ad un maggior rischio di complicanze. Il Prof. Barbato, che ha tenuto questa sessione dedicata al trattamento della sindrome coronarica acuta NSTEMI nel paziente diabetico, ha indicato che, piuttosto che aumentare la dose di clopidogrel, è più indicato utilizzare farmaci che agiscono su diversi meccanismi come gli inibitori del recettore IIb/IIIa o il prasugrel che, rispetto a clopidogrel, ha avuto una maggiore efficacia nel diabetico senza dare una maggiore incidenza di eventi emorragici. Il farmaco che, però, si è dimostrato più efficace, è bivalirudina, che ha dimostrato di dare una maggiore riduzione di eventi ischemici a fronte di un minore numero di sanguinamenti. E’ stata ribadita, inoltre, l’importanza di introdurre il più precocemente possibile una terapia con statina.

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