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Meglio l’angioplastica o la cardiochirurgia per i pazienti diabetici con coronaropatia multivasale?

Fonte: Congresso SIC 2010.

Durante il 71° Congresso Nazionale della Società Italiana di Cardiologia si è affrontato l’annoso problema del paziente diabetico con coronaropatia ostruttiva multivasale e si è cercato di dare una risposta al dubbio a cui spesso si trovano di fronte i cardiologi: come trattare questi pazienti? Meglio un’angioplastica percutanea o un approccio cardiochirurgico (CCH)? A questa difficile domanda ha cercato di dare una risposta il Prof. Giuseppe Tarantini che ha richiamato i principali studi che si sono occupati di questo problema. In origine c’è stata l’angioplastica con il semplice palloncino (POBA), e dal confronto tra le due tecniche fatto nello studio BARI (Bypass Angioplasty Revascularization Investigation), la tecnica di CCH ne usciva sicuramente vincente. E’, poi, arrivato lo stent metallico; dallo studio MASS-II (Medicine, Angioplasty, or Surgery Study) è emersa una mortalità simile tra le due tecniche anche se la tecnica di CCH è risultata sicuramente vincente in termini di necessità di una nuova rivascolarizzazione. Con l’arrivo dello stent medicato di I generazione le cose sono decisamente cambiate, perché questo nuovo prodotto ha portato ad un netto decremento di restenosi rispetto al suo predecessore; gli studi ARTS I e II (Arterial Revascularization Therapy Study) hanno, infatti, evidenziato una sicurezza dello stent medicato paragonabile alla tecnica di CCH anche se la percentuale di eventi cardiovascolari maggiori è risultata superiore rispetto alla tecnica di CCH. Lo studio SYNTAX (TAXUS Drug-Eluting Stent Versus Coronary Artery Bypass Surgery), infine, ha dimostrato una pari sicurezza delle due tecniche, una maggiore necessità di rivascolarizzazione con lo stent, ma una maggiore incidenza di ictus pre e post-operatori nei pazienti trattati con CCH.  Che fare quindi? Il Professore ha suggerito di tentare un approccio non tanto basato sulla tecnica, quanto sulle caratteristiche del singolo paziente: per un paziente con coronaropatia bivasale possono essere appropriate entrambe le tecniche, per i pazienti con coronaropatia trivasale, o con un SINTAX score superiore a 33 invece, è meglio una tecnica di CCH, per il maggior rischio di morte che si può avere con una tecnica di riperfusione percutanea.

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