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ICD nell’immediato post-IMA? Attenzione perché non porta alcun beneficio sulla mortalità

Fonte: Circulation. 2010 December 6.

In pazienti trattati con ICD (Implantable Cardioverter Defibrillator) subito dopo infarto miocardico (in un tempo tra 6 e 40gg), i fattori che sono associati con un’aumentata incidenza di aritmie, per cui si richiede l’impianto di tale device, sono gli stessi che determinano un alto rischio di morte improvvisa non aritmica. Questa è la conclusione a cui sono giunti il dott Paul Dorian ed i suoi colleghi in questa interessante seconda analisi del DINAMIT (Defibrillator IN Acute Myocardial Infarction) un trial clinico, prospettico, randomizzato in cui sono stati esaminati soggetti caratterizzati da una ridotta FE (≤35%) una bassa variabilità della frequenza cardiaca ed un IMA recente (tra 6 e 40gg): 311 casi randomizzati ad impianto di ICD e 342 controlli, arruolati a terapia medica. I ricercatori di questo studio hanno evidenziato una riduzione della mortalità aritmica del 15% nei pazienti con terapia ICD appropriata rispetto ai controlli ma hanno anche evidenziato che tale riduzione delle morti per causa aritmica era a scapito di un incremento significativo delle morti non aritmiche, eliminando il beneficio dell’effetto “protettivo” dell’ICD.

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