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L’insulino resistenza riduce il valore predittivo del colesterolo HDL nel predire eventi coronarici

Fonte: Am J Cardiol 2011; 107 (3): 393-398.

Il colesterolo HDL e le apolipoproteine sono importanti per quantificare il rischio cardiovascolare. E’ stato ipotizzato che i fattori metabolici, compresi l’insulino resistenza e il diabete mellito di tipo 2, possano alterare l’associazone tra colesterolo HDL e calcificazioni delle arterie coronariche e l’importanza che apolipoproteina A-I (apoA-I) e/o apolipoproteina A-II (apoA-II), aggiunte al colesterolo HDL, avrebbero nel predire calcificazioni delle arterie coronariche. Lo studio PDHS (Penn Diabetes Heart Study; n = 611 soggetti con diabete mellito di tipo 2, 71.4% uomini) e lo studio SIRCA (Study of Inherited Risk of Coronary Atherosclerosis; n = 803 soggetti senza diabete, 52.8% uomini) hanno stratificato in base alla presenza o meno di diabete i livelli di apoA-I, apoA-II, e colesterolo HDL usando analisi multi-variate. Il colesterolo HDL è risultato inversamente associato con calcificazioni delle arterie coronariche dopo un aggiustamento per sesso e per età nei soggetti diabetici (tobit ratio per un aumento di 1-SD nel colesterolo HDL 0.58, 95% intervallo di confidenza [CI] 0.44 a 0.77, p <0.001) così come in quelli senza diabete (tobit ratio 0.72, 95% CI 0.59 a 0.88, p = 0.001). In contrasto i livelli di apoA-I sono risultati un predittore più debole nei soggetti diabetici (tobit ratio 0.64, 95% CI 0.45 a 0.90, p=0.010) e non diabetici (tobit ratio 0.79, 95% CI 0.66 a 0.94, p=0.010), mentre apoA-II non è risultata associata con calcificazioni delle arterie coronariche. I controlli per le altre variabili, inclusi trigliceridi, circonferenza vita e HOMA-IR, hanno attenuato queste correlazioni, in particolare nei soggetti non diabetici. In conclusione il colesterolo HDL ha un valore predittivo maggiore rispetto ad apoA-I e apoA-II nel predire il rischio di calcificazioni delle arterie coronariche, ma tale associazione è attenuata dall’insulino-resistenza.

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