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Funzione renale e mortalità dopo la terapia di risincronizzazione cardiaca

Fonte: European Heart Journal Volume32, Issue 2 Pp. 184-190.

La resincronizzazione cardiaca (CRT) migliora i risultati nello scompenso cardiaco, ma è problematica la selezione dei pazienti che possono avere un beneficio sulla sopravvivenza. L'insufficienza renale cronica (IRC) è un importante determinante di mortalità nei pazienti con insufficienza cardiaca congestizia. Sono stati considerati tutti i dispositivi di implantologia in CRT in pazienti non in dialisi presso la Mayo Clinic tra gennaio 1999 e dicembre 2005. Dei 482 pazienti, 342 (71%) avevano CKD (definita come velocità di filtrazione glomerulare (GFR) ≤ 60 ml/min/1.73 m2) al momento dell'impianto del dispositivo. I pazienti con insufficienza renale cronica erano più anziani (71 ± 10 vs 63 ± 14 anni, P<0,01) rispetto ai pazienti senza insufficienza renale cronica, e più spesso anemici (12,70 ± 1,73 vs 13,24 mg/L, P<0,01), con frazione d'eiezione simili (22 ± 8 vs 23 ± 8%, P=0,32). La sopravvivenza è stata superiore nei pazienti con normale o lieve disfunzione renale rispetto ai pazienti con insufficienza renale cronica (72 vs 57% a 3 anni, P<0,01). Dopo analisi multivariata, l’insufficienza renale cronica è rimasta un predittore significativo di scarsa sopravvivenza dopo CRT.

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