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Le concentrazioni di PCR non sono correlate a fattori di rischio cardiovascolari convenzionali e al rischio di malattia coronarica

Fonte: BMJ 2011; 342:d548 doi: 10.1136/bmj.d548.

Queste sono le conclusioni a cui è giunto il CRP-CHD Genetics Collaboration writing committee guidato da Simon Thompson, della Unità di Biostatistica di Cambridge. Il team ha effettuato una analisi Mendeliana randomizzata per valutare se la PCR è un fattore causale per lo sviluppo di malattia coronarica (CHD). Per farlo, hanno reclutato 194.418 partecipanti (età media 59 anni, 89% europei), di cui 46.557 avevano CHD. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a tipizzazione genetica per quattro polimorfismi di singoli nucleotidi che rappresentano il 98% della variazione nel gene della PCR in soggetti europei; rs3093077, rs1205, rs1130864 e rs1800947. I ricercatori hanno osservato che la presenza di ogni variante della PCR era associata ad un aumento della concentrazione di PCR dal 14% al 30% rispetto alla sua assenza (p<0,001). Thompson e i suoi collaborati hanno segnalano che non vi è alcuna differenza significativa nel rischio di CHD per variante di PCR, con rapporti di rischio di CHD di 0,93, 1,00, 0,98, e 0,99 per rs3093077, rs1205, rs1130864 e rs1800947, rispettivamente. Inoltre, il rischio di CHD non si è modificato sensibilmente con l'aumento della concentrazione di PCR.

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