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Lo studio COMMIT ha davvero influenzato l’uso dei beta bloccanti nella sindrome coronarica acuta?

Fonte: Am Heart J 2011; 161(2): 291-297.

Lo studio COMMIT/CCS-2 (ClOpidogrel and Metoprolol in Myocardial Infarction Trial) pubblicato nel 2005, ha dimostrato che l’uso precoce di un beta bloccante nella sindrome coronarica acuta (ACS) non dà particolari benefici. Questi autori hanno valutato l’impatto a breve termine di questo studio analizzando pazienti con ACS prima e dopo il 2005. Usando i dati del Global Registry of Acute Coronary Events and Canadian Registry of Acute Coronary Events, sono stati paragonati i dati sull’uso dei beta bloccanti entro le prime 24 ore dalla presentazione dei sintomi nel periodo tra il 1999 e il 2005 e tra il 2006 e il 2008, dopo aver stratificato i pazienti per tipo di ACS (infarto miocardio con elevazione del tratto ST [STEMI] e ACS senza elevazione del tratto ST [NSTEACS]) e per presentazione clinica. Dei 14.231 pazienti con ACS, 77.7% hanno ricevuto terapia con beta bloccante (BB) entro le 24 ore dalla presentazione dei sintomi (78.5% nel gruppo STEMI e 77.4% nel gruppo NSTEACS). L’uso precoce di un beta bloccante si è ridotto nel gruppo STEMI (da 80.3% a 76.7%, P=0.005), ma è aumentato nel gruppo NSTEACS (da 75.4% a 78.9%, P<0.001) dopo il 2005. L’uso dei beta bloccanti per un lungo periodo, un’elevata pressione sistolica e un’elevata frequenza cardiaca erano fattori indipendenti per un uso precoce di beta bloccanti. Al contrario a pazienti donne, o anziani, in classe Killip >1 o che avevano avuto un arresto cardiaco alla presentazione, si era più restii a prescrivere una terapia con beta bloccanti. Concludendo, quindi, la maggior parte dei pazienti con STEMI o NSTEACS sono stati trattati con una terapia beta bloccante precoce. In accordo con lo studio COMMIT/CCS-2, i pazienti con una pressione sistolica più bassa e una classe Killip più alta hanno ricevuto meno frequentemente una terapia beta bloccante. Comunque da quando è stato pubblicato lo studio COMMIT/CCS-2, non ci sono stati significativi cambiamenti nell’uso dei beta bloccanti nei pazienti con STEMI o NSTEACS.

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