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Aggressivi sul rischio CV ma gentili sul paziente!

Fonte: Conoscere e Curare il Cuore 2010, Firenze.

In una sala strapiena del Palazo degli affari di Firenze, durante l'edizione 2011 di Conoscere e Curare il Cuore, Enzo Manzato, del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell'Università di Padova, ha affrontato il tema della terapia aggressiva ipolipemizzante per ridurre il rischio CV. In Italia i livelli medi di colesterolo LDL rilevati nelle UTIC sono pari a 113 mg/dL nell'IMA STEMI e 118 mg/dL nell'IMA NON STEMI, quindi ad un livello non soddisfacente. E' chiaro che oggi l'impiego della classica strategia di aumento del dosaggio di statina non è praticabile quando si esigano forti riduzioni della colesterolemia LDL per affrontare un elevato rischio CV. Ezetimibe + simvastatina, consente di intervenire su questi pazienti ad elevato rischio riducendo il colesterolo LDL fin da subito senza esagerare con i dosaggi di statina, consentendo una prevenzione intensa senza rischio di eventi avversi. Nello studio COURAGE, che ha arruolato soggetti con cardiopatia ischemica stabile a basso rischio, i soggetti sottoposti ad intervento di rivascolarizzazione e quelli randomizzati a terapia medica ottimale hanno fatto registrare outcome analoghi, a dimostrazione che quando la terapia è aggressiva e ottimale il benefici sulla prevenzione di eventi CV è decisamente importante. Ebbene analizzando i dati negli anni del follow up si osserva anche un progressivo incremento dei soggetti arruolati in terapia con ezetimibe e statina. Anche il recente studio SHARP che ha arruolato pazienti nefropatici,op ha dimostrato una riduzione di eventi arteriosclerotici nei soggetti che assumevano simvastatina associata ad ezetimibe. Confrontando i risultati dello studio SHARP con le più recenti metanalisi effettuate con studi d'intervento in soggetti differenti, si vede l'estrema coerenza tra riduzione delle LDL e riduzione del rischio CV. La sicurezza dell'impiego di simvastatina associata ad ezetimibe ha evidenziato un profilo analogo a placebo per miopatie ed elevazione di CK. Anche sul più volte citato rischio cancro non si è registrato alcuna differenza con placebo. In conclusione, possiamo e anzi dobbiamo affrontare in modo più aggressivo l'esposizione al rischio dei nostri pazienti e oggi possiamo farlo senza incorrere in aventi avversi che mettano a repentaglio non solo la salute dei pazienti ma anche la durability della terapia.

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