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La modulazione della contrattilità miocardica è utile nei pazienti scompensati?

Fonte: Am Heart J 2011; 161(2): 329-337.

La modulazione della contrattilità miocardica (CCM) porta segnali elettrici non eccitatori al cuore durante il periodo di refrattarietà assoluto per migliorare la contrazione. È stata testata la CCM in 428 pazienti in classe NYHA III o IV, con un complesso QRS stretto ed una frazione di eiezione (EF) ≤35%. Questi pazienti sono stati randomizzati ad un’ottimale terapia medica (OMT) più CCM (n=215) versus la sola OMT (n=213). L’efficacia è stata misurata con la soglia anaerobica ventilatoria (VAT), il picco di Vo(2) (pVo(2)), e il questionario MLWFQ (Minnesota Living with Heart Failure) a 6 mesi. I gruppi erano paragonabili per età (58 ± 13 vs 59 ± 12 anni), EF (26% ± 7% vs 26% ± 7%), pVo(2) (14.7 ± 2.9 vs 14.8 ± 3.2 mL kg(-1) min(-1)), e per le altre caratteristiche. Mentre la VAT non è migliorata dopo 6 mesi, CCM ha significativamente migliorato pVo(2) e MLWHFQ (0.65 mL kg(-1) min(-1) [P=0.024] and -9.7 punti [P<0.0001], rispettivamente) rispetto alla sola OMT. Un’analisi post hoc, ha identificato un sottogruppo con EF ≥25% e classe NYHA III in cui tutti i parametri sono stati migliorati dalla CCM. Nella popolazione analizzata, CCM non ha migliorato VAT ma ha migliorato pVo(2) e MLWHFQ. Serviranno ulteriori studi per verificare se la CCM possa essere un trattamento per lo scompenso cardiaco refrattario alla terapia medica.

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