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Pulse wave velocity e rischio cardiovascolare: il progetto EDIVA

Fonte: Journal of Hypertension 2011, 29:669-675.

La Pulse wave velocity (PWV) è un marker riconosciuto di rigidità arteriosa, anche se esiste una scarsa conoscenza riguardo la sua relazione con il rischio cardiovascolare a lungo termine nella popolazione generale. E' stato quindi condotto uno studio prospettico, multicentrico e osservazionale che ha incluso 2.200 cittadini portoghesi (1.290 uomini), di età compresa tra i 18 ei 91 anni (media 46,33 ± 13,76 anni). Sono stati sottoposti a valutazione clinica, a misurazione annuale della PWV (Complior) e sono stati registrati gli eventi avversi cardiovascolari maggiori: morte, ictus, infarto miocardico, angina instabile, malattia vascolare periferica, rivascolarizzazione o insufficienza renale. Durante un follow-up medio di 21,42 ±10,76 mesi, ci sono state 47 complicanze cardiache maggiori non fatali (2,1% del campione). La PWV era significativamente più alta nei soggetti con eventi rispetto a quelli senza eventi. La popolazione in studio è stata divisa in due gruppi in base alla PWV,  classificati come normali (PWV <95° percentile) o alta (PWV >95° percentile), in base a criteri predefiniti per la normalità. La sopravvivenza libera da eventi a 2 anni era 99,3% nel gruppo con PWV normale e il 95% nel gruppo con PWV elevato. In conclusione, i risultati della prima analisi di questo studio evidenziano la rilevanza clinica della PWV come marker di rischio cardiovascolare e dimostrano che la misura della PWV può dare un contributo importante per la valutazione della prognosi cardiovascolare.

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