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Nell'insufficienza cardiaca cronica non si hanno vantaggi dalla monitorizzazione del NT-proBNP

Fonte: American College of Cardiology, 60° Scientific Session 2011, New Orleans.

I livelli ematici di NT-proBNP aumentano durante un episodio di insufficienza cardiaca. Nello studio danese presentato oggi all'ACC 2011 l'uso di questo biomarker non ha trovato beneficio clinico per individuare e monitorare i pazienti ad alto rischio con insufficienza cardiaca cronica. Lo studio ha valutato se il decorso clinico poteva essere migliore nei pazienti con insufficienza cardiaca e classificati ad alto rischio a causa di elevati livelli di NT-proBNP. Un valutazione secondaria è stata quella di confrontare la prognosi per i pazienti trattati presso centri per l’insufficienza cardiaca (HFC) rispetto al trattamento seguito da medici di medicina generale (MMG). Quasi la metà (18) dei 40 centri per l’insufficienza cardiaca del sistema sanitario nazionale danese ha partecipato allo studio. "Gli HFC attualmente non stratificano i pazienti in base al rischio perché la società danese di Cardiologia segue una politica che indirizza tutti i pazienti con insufficienza cardiaca verso un HFC" ha dichiarato Morten Schou, cardiologo dell’Hillerod University Hospital, Danimarca, coordinatore dello studio. "Vogliamo continuare a trattare i pazienti che rimangono sintomatici, ma la questione è se i pazienti che sono considerati stabili debbano rimanere in carico ad un HFC o passare alla cura del MMG". Un totale di 1.120 pazienti clinicamente stabili sono stati assegnati in modo casuale a cinque gruppi in base al loro stato di rischio, determinato da livelli di NT-proBNP: a basso rischio (<1000 pg/ml) o ad alto rischio (>1000 pg/ml). I pazienti a basso rischio sono stati gestiti da un medico di famiglia (257 pazienti) o da un HFC (253 pazienti). I pazienti ad alto rischio sono stati assegnati ad un MMG (203 pazienti) o ad un HFC per uno standard follow-up (208 pazienti) o ad un HFC per il monitoraggio del NT-proBNP (199 pazienti). Se i livelli di NT-proBNP aumentavano più del 30% nel gruppo di controllo i pazienti passavano ad una valutazione intensiva al fine di individuare e curare la causa. Tutti i pazienti assegnati ad un HFC venivano visitati ogni 1-3 mesi. Gli end point primari erano morte e un composito di ospedalizzazione per eventi cardiovascolari e di morte. Dopo un follow-up medio di 2,8 anni, i dati sono stati sovrapponibili nei 2 macro gruppi per gli end point primari e secondari. I risultati sono stati simili per i pazienti gestiti dal MMG e dal HFC indipendentemente dallo stato del rischio. Sono morti 27 pazienti a basso rischio del gruppo MMG e hanno avuto 81 eventi vs 22 morti e 92 eventi nel gruppo HFC. Per i pazienti ad alto rischio, le morti e gli eventi sono stati rispettivamente 37 e 78 nel gruppo MMG e 38 e 85 nel gruppo HFC; 46 ​​e 92 nel gruppo sottoposto a monitoraggio del NT-proBNP. Lo studio non ha rilevato alcun aumento dei ricoveri ospedalieri o ipotensione nel gruppo MMG o nel gruppo monitorato. "Abbiamo scoperto che se fai il tuo lavoro iniziale con attenzione nel HFC per ottimizzare la terapia dei pazienti, il concetto di stratificazione di rischio e la gestione del paziente nel HFC fallisce. I dai di questo studio hanno sorpreso anche noi", ha detto Schou, affermando in conclusione che: "dobbiamo trovare nuovi concetti per migliorare il follow up dei pazienti in terapia ottimale che hanno alti livelli di NT-proBNP."

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