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Valutazioni cardiovascolari "nello spazio" possono migliorare le terapie cardiache sulla "terra"!!

Fonte: American College of Cardiology, 60° Scientific Session 2011, New Orleans.

Gli astronauti frequentemente presentano vertigini o episodi sincopali dopo il ritorno dalle esplorazioni spaziali, ma la ragione di questo fenomeno, riconducibile a ipotensione ortostatica, rimane poco chiaro. I ricercatori stanno provando a dare una risposta a tali fenomeni attraverso la raccolta di dati provenienti da ecocardiogrammi effettuati a bordo della Stazione Spaziale Internazionale per determinare se il cuore perde massa muscolare nello spazio e se questo contribuisce alla ortostasi, quando gli astronauti sono di ritorno sulla Terra. Modelli matematici di questi dati sembrano essere promettenti per aiutare a predire un precoce deterioramento della funzione cardiaca a causa di assenza di gravità, secondo la ricerca presentata oggi dal coordinatore dello studio dott. James D. Thomas, cardiologo presso la Cleveland Clinic. "C'è un grande bisogno di capire cosa succede al cuore nello spazio prima che si possa pensare di avventurarsi più lontano, eventualmente su Marte e oltri pianeti," ha detto Thomas. "Questo lavoro avrà anche un grande impatto sulla cura dei pazienti sulla Terra in quanto il nostro modello matematico sarà applicabile a tutti i tipi di problemi legati al cuore, come l'insufficienza cardiaca e la malattia coronarica. "Questo studio fa parte di un ampio progetto finanziato dalla NASA chiamato Integrated Cardiovascular Study in cui gli astronauti sono sottoposti ad ecocardiogramma e risonanza magnetica prima e dopo la missione, così come ecocardiogrammi mensili durante la missione, al fine di determinare l'entità e la tempistica delle variazioni della funzione cardiaca nello spazio. In questo studio, un gruppo di pazienti con cardiomiopatia sono stati sottoposti a ecocardiografia per valutare lo strain cardiaco, uno dei migliori parametri per giudicare la funzione cardiaca. Dai dati ricavati dagli astronauti nello spazio e da quelli ricavati dai pazienti a terra, gli ingegneri del NASA, del Glenn Research Center di Cleveland e dell'Università di Auckland, Nuova Zelanda, hanno cominciato a sviluppare modelli matematici per definire la risposta del cuore alla microgravità e alle diverse condizioni patologiche. Anche se saranno necessari molti anni prima che il sistema integrato Cardiovascular Study sarà completato, gli autori segnalano che questo lavoro di modelli matematici sta già dando intuizioni sulla diagnosi e sul trattamento delle malattie cardiache.

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