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Minor rischio di ictus/TIA tra i pazienti con FA trattati con ablazione transcatetere: analisi retrospettiva

Fonte: American College of Cardiology, 60° Scientific Session 2011, New Orleans.

Il rischio di ictus e di attacco ischemico transitorio (TIA) è notevolmente inferiore a tre anni tra i pazienti con fibrillazione atriale trattati con catetere da ablazione con radiofrequenza, rispetto ai pazienti trattati con terapia farmacologica antiaritmica, secondo i risultati di una nuova analisi retrospettiva. I ricercatori hanno anche osservato un trend verso una minore incidenza di ospedalizzazione per insufficienza cardiaca tra i pazienti trattati con l'ablazione, ma questo risultato non ha raggiunto la significatività statistica. L’autore che ha presentato i dati al College of Cardiology ha detto che l’analisi e’ un tentativo di avere un’idea di quello che potremmo avere dal CABANA. CABANA è un attesissima indagine sponsorizzata su 3.000 pazienti progettata per verificare se l'ablazione è superiore alla terapia medica per ridurre il rischio di mortalità totale nei pazienti con non trattata o non completamente trattata fibrillazione atriale. Oltre alla mortalità totale,l'ictus è l'end point secondario rilevante. Gli investigatori CABANA, tuttavia, sono ancora al reclutamento dei pazienti e i risultati completi non sono attesi fino a settembre 2015. Nel frattempo gli autori hanno eseguito uno studio retrospettivo di coorte valutando il rischio di ictus/tia tra i pazienti (801) con fibrillazione atriale, in fase di ablazione transcatetere e in  pazienti trattati con almeno due farmaci per il controllo del ritmo. "E' anche un tentativo di sfruttare i database  per darci un'idea di ciò che sta accadendo clinicamente", ha aggiunto l’autore. "Uno dei vantaggi è che sono dati del mondo reale. Lo svantaggio è che non sono dati randomizzati, quindi non si può sempre essere sicuri che essi siano completamente privi di confondimento". Complessivamente, il trattamento con ablazione era associato ad una riduzione del 40% del rischio di ictus. L’uso del warfarin è stato del 70% sia tra i pazienti sottoposti ad ablazione che in quelli trattati con terapia medica ed e’ sceso al 50% in entrambi i bracci di trattamento a tre anni. Inoltre, sempre a 3 anni, il 40% dei pazienti sottoposti ad ablazione assumeva farmaci antiaritmici, rispetto al 60% nel braccio non-ablazione. Anche se l'entità della riduzione del rischio di ictus/TIA  era un po' sorprendente, l’autore ha detto che i risultati dovrebbero essere interpretati con cautela.

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