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Bisoprololo o carvedilolo nello scompenso cardiaco, quale è meglio?

Fonte: Eur J Heart Fail 2011; 13(6): 670-680.

Vari beta bloccanti con distinti profili farmacologici sono stati approvati nello scompenso cardiaco, anche se restano poco usati e sotto dosati. Nonostante la loro importanza, non è mai stato indagato se un agente è superiore all’altro in termini di tollerabilità e di dosaggio; questo studio ha voluto valutare la tollerabilità e gli effetti clinici di due diversi beta bloccanti in pazienti anziani con scompenso cardiaco. Questo studio in doppio cieco ha paragonato bisoprololo e carvedilolo in 883 pazienti anziani affetti da scompenso cardiaco con ridotta o preservata frazione di eiezione ventricolare sinistra in 41 centri Europei. L’obiettivo primario è stato la tollerabilità, definita come il raggiungimento e mantenimento delle dosi raccomandate nelle linee guida dopo 12 settimane di trattamento. Gli eventi avversi e i parametri clinici dei pazienti erano gli obiettivi secondari. Nessuno dei beta bloccanti è risultato superiore per tollerabilità: il 24% [95% intervallo di confidenza (CI) 20-28] dei pazienti nel gruppo trattato con bisoprololo e il 25% (95% CI 21-29) dei pazienti nel gruppo trattato con carvedilolo hanno raggiunto l’obiettivo primario (P=0.64). L’uso di bisoprololo ha dato una maggiore riduzione della frequenza cardiaca (differenza media 2.1 b.p.m., 95% CI 0.5-3.6, P=0.008) e più episodi di bradicardia, limitati dalla dose, (16 vs. 11%; P=0.02). L’uso del carvedilolo ha portato ad una riduzione del volume dopo espirazione forzata (differenza media 50 mL, 95% CI 4-95, P=0.03) ed effetti collaterali polmonari non limitati dalla riduzione del dosaggio (10 vs. 4%; P<0.001). La tollerabilità alle dosi target è risultata simile. Il pattern di intolleranza, comunque, è risultato differente: la bradicardia si è verificata più spesso nel gruppo trattato con bisoprololo, mentre gli eventi polmonari avversi si sono verificati più spesso nel gruppo trattato con carvedilolo.

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