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L'eziologia dello scompenso cardiaco influenza la mortalità?

Fonte: International Journal of Cardiology Volume 149, Issue 2, Pages 211-215.

L’eziologia dello scompenso cardiaca influenza la prognosi dei pazienti? In questo studio, gli autori hanno incluso retrospettivamente 3.078 pazienti (età mediana 75 anni, 61% uomini) con insufficienza cardiaca con le seguenti eziologie: 1) ipertensione arteriosa (13.9%); 2) cardiopatia ischemica (42.4%); 3) cardiopatia valvolare (9.5%); 4) cardiomiopatia dilatativa idiopatica (7.9%); 5) altre cause a eziologia sconosciuta. Nello studio sono stati inclusi anche pazienti con scompenso cardiaco e frazione di eiezione conservata. E’ stata quindi indagata la mortalità ad un follow up di 5 anni. All’analisi multivariata eseguita considerando lo scompenso cardiaco ipertensivo come riferimento, lo scompenso cardiaco ad eziologia valvolare presentava il più alto rischio di morte (HR 1.71; CI: 1.3–2.2, p<0.0001), seguito dalla cardiomiopatia dilatativa (HR 1.66 , CI: 1.2–2.3, p=0.002), dalla cardiopatia ischemica (HR 1.4, CI: 1.1–1.7, p=0.001), e quindi dallo scompenso cardiaco ad eziologia non nota (HR 1.4, CI: 1.1–1.7, p=0.007). Nei pazienti con cardiopatia ischemica, il rischio di morte è risultato maggiore per valori di FE inferiori al 30% (HR 2.1 vs 1.3 nei pazienti con FE > 30%).

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