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Relazione tra pressione parziale di ossigeno e outcome dopo la rianimazione da arresto cardiaco

Fonte: Circulation. 2011; 123: 2717-2722.

Recenti dati clinici e di laboratorio suggeriscono che l’iperossigenazione dopo la rianimazione da arresto cardiaco è dannosa, tuttavia, non è ancora chiaro se il rischio di esito avverso abbia una soglia effetto-dipendente. Questo è stato uno studio di coorte multicentrico con valutazione del database costituito da unità di terapia intensiva di 120 ospedali degli Stati Uniti. Criteri d’inclusione sono stati età > 17 anni, non trauma, rianimazione cardiopolmonare intensiva precedente l’arrivo in ospedale e emogasanalisi arteriosa post rianimatoria. Sono stati esclusi i pazienti con ipossia o grave insufficienza di ossigenazione. E’ stata definita l'esposizione a una più alta pressione parziale di ossigeno misurata a livello arterioso (PaO 2) oltre le prime 24 ore in terapia intensiva. L'outcome primario era la mortalità in ospedale. E’ stata testata l'associazione tra PaO 2 (variabile continua) e la mortalità utilizzando un modello di logistica multivariata di regressione aggiustata per le variabili di permanenza ospedaliera. Dei 4.459 pazienti, il 54% è morto. La  mediana del valore PaO2 post-rianimazione è stata 231 (range interquartile 149-349) mmHg. All'analisi multivariata, un aumento di 100 mmHg della PaO 2 è stato associato con un aumento del 24% nel rischio di mortalità (odds ratio 1,24 CI al 95% da 1,18 a 1,31).

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