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L'arteriopatia periferica e' sottotrattata

Fonte: Circulation online June 20, 2011, doi: 10.1161/CIRCULATIONAHA.110.003954.

Secondo uno studio recentemente pubblicato su Circulation la maggior parte degli adulti negli Stati Uniti che hanno un‘arteriopatia periferica (PAD) non ricevono trattamenti preventivi secondari che potrebbero ridurre il loro rischio di infarto, l'ictus e morte. Le attuali linee guida per la gestione dei pazienti con PAD consiglia terapia ipolipemizzante con una statina per raggiungere un obiettivo di LDL-colesterolo <100 mg/dL (o <70 mg/dL in pazienti ad alto rischio); terapia antipertensiva per raggiungere la pressione arteriosa sistolica <140 mmHg e terapia antiaggregante. Non e’ ancora chiaro se le attuali linee guida possano essere estese ai pazienti con PAD asintomatici che possono essere identificati dalla popolazione di screening utilizzando l’indice caviglia-brachiale (ABI). Nello studio gli autori hanno analizzato i dati su 7.458 adulti dai 40 anni in poi della National Health and Nutrition Examination Survey (1999-2004) con follow-up di mortalità fino alla fine del 2006. La prevalenza di PAD, definito come un basso ABI di 0,90 o meno, è stato il 5,9%, che corrisponde a circa 7,1 milioni di adulti americani con PAD. Tra questi soggetti la terapia con statina e’ utilizata solo in circa il 30% dei soggetti, la terapia con ACE-inibitore sartano (ARB) in circa il 24% e la terapia con aspirina nel 36%. Queste percentuali corrispondono a 5 milioni di adulti con PAD che non prendono statine, 5,4 milioni che non assumono un ACE inibitore/ARB e 4,5 milioni che non ricevono aspirina. Dopo aggiustamento per età, sesso e razza/etnia, la PAD è stata associata ad un maggiore rischio di morte (rapporto di rischio 2.4, 95% CI 1,9-2,9; p<0,0001) durante un follow-up medio di 4,4 anni. Anche dopo che sono stati esclusi gli adulti con malattia cardiovascolare nota, gli adulti con PAD avevano più elevati tassi di mortalità (16,1%) rispetto a quelli senza PAD o malattie cardiovascolari (4,1%), con un rapporto di rischio rettificato di 1,9 (95% CI 1.3-2.8; p=0,001). Così, i pazienti con PAD restano ad alto rischio di mortalità per qualsiasi causa anche in assenza di malattie cardiovascolari note. Questi risultati osservazionali evidenziano la necessità di una sperimentazione clinica su larga scala per determinare se l'implementazione di terapie di prevenzione secondaria in soggetti ad alto rischio portatori di PAD identificati con l’ABI possa ridurre mortalità e eventi cardiovascolari.

PandeRL, Perlstein TS, Beckman JA, et al. Secondary prevention and mortality in peripheral artery disease. Circulation 2011; http://circ.ahajournals.org

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