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Aumento di mortalità in pazienti con disfunzione diastolica e normale funzione contrattile sistolica

Fonte: Arch Intern Med 2011; 171:1082-1087.

In uno studio recentemente pubblicato su Archives of Internal Medicine quasi due terzi dei pazienti con disfunzione diastolica moderata o grave e normale LVEF hanno presentato un aumento di mortalità. La maggior parte dei casi con disfunzione diastolica non avevano alcun sintomo clinico di scompenso cardiaco. Anche se un rischio di mortalità da disfunzione diastolica è ben riconosciuto nei pazienti con ridotta funzione sistolica LV, i risultati attuali possono essere i primi a mostrare tale aumento di rischio anche in pazienti con preservata funzione contrattile. Anche se la funzione diastolica è solitamente inclusa negli studi ecocardiografici, almeno presso i maggiori centri, la maggior parte dei medici non presta molta attenzione ad essa specialmente perchè come commenta l’autore del lavoro “non sanno cosa fare con essa". I risultati attuali suggeriscono che la disfunzione diastolica è più comune di quanto spesso creduto, che non dovrebbe essere ignorata negli studi ecocardiografici e che se presente in forma moderata o grave ha un importante impatto prognostico. Nello studio sono stati valutati circa 36.000 pazienti valutati dal 1996 al 2005 con una LVEF pari al 55%. La coorte aveva un'età media di 53 anni e il 54,4% erano donne. Circa il 65,2% ha mostrato disfunzione diastolica da criteri standard che comprendeva la valutazione del flusso trans mitralico ed il flusso polmonare. La disfunzione diastolica è stata classificata come lieve, moderata o grave rispettivamente nel 60,0%, 4,8% e 0,4% della coorte complessiva studiata. La mortalità era pari al 16% durante un follow-up medio di 6,2 anni ed è salita al passo con il grado di disfunzione diastolica al basale: ripsettivamente 7% per quelli con normale funzione diastolica e 21%, 24% e 39% nei pazienti con lieve, moderata e grave disfunzione diastolica. La presenza di una disfunzione diastolica moderata o grave e’ stata considerata come predittore di mortalità. Se si assiste ad un progressivo peggioramento della disfunzione diastolica la prognosi peggiora significativamente. E’ ancora sconosciuto se tale progressione avviene per gli effetti negativi dei fattori di rischio come età avanzata, obesità, vita sedentaria o ipertensione o se intrinsecamente peggiora nel tempo come può accadere con la disfunzione sistolica. La funzione diastolica dovrebbe essere sempre incluso nelle valutazioni ecocardiografiche e in caso di presenza di una disfunzione mite, dovrebbe essere ripetuta nel tempo per verificare che essa non diventi moderata o grave.

Halley CM, Houghtaling PL, Khalil MK, et al. Mortality rate in patients with diastolic dysfunction and normal systolic function. Arch Intern Med 2011; 171:1082-1087

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