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Dapagliflozin: efficace sul diabete, ma qualche rischio c'è...

Fonte: 71st Scientific Sessions 2011 American Diabetes Association.

Nonostante i buoni risultati dimostrati dall’inibitore di SGLT2, dapagliflozin, rispetto a placebo in aggiunta a metformina, sono emersi risultati preoccupanti riguardanti il maggior rischio di sviluppare cancro vescicale e mammario. In uno studio condotto su 546 soggetti diabetici non ben controllati con la sola metformina, i pazienti sono stati randomizzati ad assumere metformina più placebo o metformina più dapagliflozin al dosaggio di 2.5 mg, 5 mg, o 10 mg per 102 settimane. Tutti i gruppi trattati con dapagliflozin hanno avuto una maggiore riduzione di emoglobina glicata e glicemia a digiuno rispetto a placebo: l’emoglobina glicata è salita di 0.02% con placebo e scesa di 0.48, 0.58, e 0.78% con dapagliflozin. La glicemia a digiuno è scesa di 10.4 punti con placebo e di 19.3, 26.4, e 24.5 punti con dapagliflozin. Un maggior numero di pazienti ha ottenuto un livello di emoglobina glicata ≤ 7% rispetto a placebo (da 20.7% a 31.5% con dapagliflozin vs 15.4%). I pazienti in trattamento con dapagliflozin hanno avuto anche un migliore calo ponderale: i pazienti in terapia con placebo hanno avuto un incremento ponderale di 3 libbre, quelli con dapagliflozin un calo ponderale di 2.4, 3.8 e 3.7 libbre. Il gruppo in terapia con dapagliflozin ha avuto più infezioni del tratto urinario rispetto a placebo (11.7%, 14.6%, 12.6% vs 5.1%), in assenza di pielonefriti. Si è osservato, però, un caso di tumore alla vescica nel gruppo trattato con 5 mg di dapagliflozin e un caso di tumore mammario nel gruppo trattato con 10 mg di dapagliflozin. Sulla base di questi dati sono stati analizzati tutti i pazienti in terapia con dapagliflozin e si sono verificati 9 casi di tumore alla vescica su 5.478 pazienti e 1 caso su 3.156 controlli. Si sono anche osservati 9 casi di tumore alla mammella su 2.223 donne in trattamento e 1 nei controlli. Bisogna usare, però, una certa cautela nell'interpretare questi dati, in quanto non è detto che il farmaco sia responsabile; SGLT2, infatti, non è espresso a livello di questi tessuti. Ovviamente, prima di trarre conclusioni affrettate, questi dati andranno attentamente analizzati, l’ultima parola, come sempre, spetta all’FDA.

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