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Rabbia e stress peggiorano la prognosi negli infartuati

Fonte: ESC Congress 2011, Parigi.

A questo punto siamo sicuri! Eccessi di collera e stress sono correlati ad una prognosi negativa in pazienti colpiti da infarto del miocardio. All'ESC di Parigi sono stati presentati i risultati di uno studio dal follow up lunghissimo (10 anni) portato a termine dall'Istituto di Fisiologia Clinica di Pisa. C'è una crescente convinzione che anche i fattori psicologici giochino un ruolo importante nell'influenzare e modulare la progressione dell'ischemia miocardica. Le emozioni negative come l'ostilità, la rabbia, la depressione, l'ansia e l'isolamento sociale sono cardiotossiche mentre sensazioni positive legate all'immaginazione, l'empatia e l'interesse spirituale rappresentano fattori cardio-protettivi. Una prsonalità di tipo D (da Distress), descritta come la personalità di una persona che tende a vivere intensamente le emozioni negative e ad esprimerle, è un profilo particolarmente vulnerabile in termini di rischio di cardiopatia ischemica. Franco Bonaguidi, ricercatore e fisiologo in un team multidisciplinare di Cardiologi ed Epidemiologi dell'Istituto di Fisiologia Clinica di Pisa, specializzato in malattie cardiovascolari, ha detto che per lunghissimo tempo il loro gruppo di ricerca ha analizzato le relazioni tra profilo personale ed emozionale dei soggetti colpiti da infarto miocardico e la loro prognosi verificando che questa relazione non solo esisteva in modo ben evidente ma anche che spesso veniva trascurata o non considerata nella gestione clinica e terapeutica dei pazienti. Di qui la scelta di approfondire il ruolo della personalità e dei tratti emozionali sulla prognosi attraverso uno studio vero e proprio. Sono stati osservati 228 soggetti, ospedalizzati in 13 diverse unità coronariche del centro-nord in Italia dal 1990 al 1995, con diagnosi di infarto del miocardio. Prima della dimissione, tutti i pazienti sono stati sottoposti a una valutazione psicologica composta da 2 diversi test: il Cattell's Sixteen Personality Factors Questionaire e il PSY Inventory. Il primo valuta fattori quali: estroversione, ansietà, sensibilità, self-control, ecc mentre il PSY Inventory misura il tratto personale del soggetto caratterizzato da elementi quali: responsabilità, energia, ossessioni, rabbia, disturbi comportamentali da stress, reazione all'urgenza. A seguito dei test, i pazienti sono stati seguti per 10 anni attraverso un programma clinico di monitoraggio e valutazione durante il quale sono stati registrati 51 eventi cardiovascolari e sui quali è stata condotta una analisi statistica basata sul modello di Cox per capire quali fattori fossero prognostici degli eventi. Di tutti i fattori "psicologici" legati al profilo dei pazienti la rabbia e i disturbi correlati allo stress sono stati correlati in modo significativo al peggiormaneto della prognosi; in particolare i soggetti più esposti ad attacchi di rabbia o eccessi di ira avevano un riscio relativo di eventi cardiovascolari di 2,30 mentre quelli più soggetti a stress di 1,90 rispetto ai soggetti meno esposti. Questo significa che in termini di sopravvivenza senza eventi, la curva di Kaplan-Meier a 10 anni dall'infarto mostra una riduzione della sopravvivenza molto marcata per i pazienti più predisposti ad eccessi di rabbia ed ira rispetto a quelli meno esposti (Figura). Questi risultati confermano le evidenze di altri studi, riportati anche in una metanalisi pubblicata nel 2009 su JACC da Chida e Steptoe, sia in soggetti infartuati che in soggetti sani. Bonaguidi ha concluso evidenziando che, sulla base di questi dati, l'approccio multidisciplinare alla gestione del paziente infartuato deve tener conto del rilievo di tratti psicologici e comportamentali e debba essere orientato al "trattamento" anche di questi aspetti. Del resto, un evento come l'infarto del miocardio, spesso conduce ad una revisione più critica della propria qulità di vita e dello stile...anche se non sempre utile a modificarlo per vivere meglio e più a lungo.

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