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SHIFT substudy QoL: ivabradina migliora la qualità di vita dei pazienti scompensati

Fonte: ESC Congress 2011, Parigi.

Per la prima volta è stato riscontrato un legame diretto tra l’abbassamento della frequenza cardiaca e la qualità della vita e questo rappresenta senza dubbio una grande notizia. A Parigi, durante la sessione clinical trial update II dell’ESC 2011, sono stati presentati i dati del sottostudio sulla qualità di vita dello SHIFT (Systolic Heart Failure Treatment with the If Inhibitor Ivabradine Trial) il più grande studio di morbi-mortalità sul trattamento dell’insufficienza cardiaca cronica. Giusto un anno fa, sempre in occasione dell’europeo di cardiologia, erano stati presentati i risultati principali dello studio ed era stato dimostrato che ivabradina, on top della migliore terapia possibile nello scompenso cardiaco cronico, migliora drammaticamente la sopravvivenza e riduce la progressione della malattia. Oggi, il sottostudio dello SHIFT orientato a valutare l’impatto di ivabradina sulla qualità di vita dei soggetti scompensati arruolati nello studio, ha dimostrato che non solo ivabradina migliora la qualità di vita ma anche che tale miglioramento è proporzionale alla riduzione della frequenza cardiaca (FC). Quindi, più bassa è la FC e migliore è la qualità di vita dei pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico (Figura 1 e 2). Tutti sappiamo molto bene come beta bloccanti ed ACE-inibitori rappresentino terapie cardine nella gestione dello scompenso cardiaco ma tutti i dati disponibili sulle due terapie cardine non hanno mai mostrato miglioramenti significativi della qualità di vita. Anzi, è esperienza comune che, soprattutto con i beta bloccanti, emergano effetti secondari che possono impattare negativamente la qualità di vita. Il sottostudio ha coinvolto 1.994 pazienti provenienti da 24 Paesi. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere ivabradina o placebo, in aggiunta alla terapia standard prevista per il trattamento dell'insufficienza cardiaca. La qualità della vita legata alla salute è stata oggetto di valutazione tramite l'utilizzo del Kansas City Cardiomyopathy Questionnaire (KCCQ), un sistema di valutazione convalidato e specifico per la malattia, in grado di valutare la capacità funzionale e la qualità della vita nei pazienti. Le 23 domande del questionario erano suddivise in due gruppi di punteggi, dove il punteggio clinico (CSS – Clinical Summary Score) valutava le limitazioni fisiche e i sintomi, mentre il punteggio complessivo (OSS – Overall Summary Score) valutava le limitazioni nella vita sociale nei pazienti affetti da insufficienza cardiaca. Più alto era il punteggio, migliore è la qualità della vita. Dopo un anno, lo studio ha dimostrato come il rischio di evento cardiovascolare aumentasse nei pazienti con punteggio KCCQ più basso (il che corrisponde a una peggiore qualità della vita legata alla salute). L’abbassamento della frequenza cardiaca raggiunto attraverso la terapia con ivabradina è stato associato a un miglioramento quasi doppio della qualità della vita rispetto al gruppo controllato con placebo. Tale miglioramento è stato osservato sia dal punto di vista della salute, sia dal punto di vista della vita sociale. In termini pratici, ciò significa che i pazienti trattati con ivabradina sono stati in grado di svolgere un maggior numero di attività quotidiane, con ripercussioni assai positive sulla vita di tutti i giorni. Alla luce di questi nuovi risultati è importante notare come l’abbassamento della frequenza cardiaca con ivabradina, diversamente da ciò che avviene con i beta bloccanti, migliori sia la sopravvivenza, sia la qualità della vita nei pazienti affetti da insufficienza cardiaca.

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