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I cardiopatici depressi si curano con l'aiuto dei cardiopatici non depressi

Fonte: ESC Congress 2011, Parigi.

Che la depressione non aiuti il recupero del cardiopatico e che tra depressione e rischio CV ci siano strette correlazioni non sono novità ma che si potesse aiutare i cardiopatici depressi attraverso gruppi di pazienti formati anche da cardiopatici non depressi è un fatto interessante. Dall'Australia all'ESC di Parigi, Barbara Murphy, dell'Heart Research Center di Melbourne, ha dimostrato i benefici di un programma di recupero per cardiopatici depressi con l'aiuto dei cardiopatici non depressi. Dopo un infarto o un by pass aortocoronarico (BPAC) circa 1 paziente su 4 presenta sintomi di depressione. Mentre una buona parte, in modo spontaneo, riprende una situazione normale per altri i sintomi continuano per mesi e alcuni di loro cronicizzano diventando depressi a tutti gli effetti. E' noto che i cardiopatici depressi sono maggiormente soggetti a ricorrenza di eventi CV già nell'anno successivo al primo evento. Sulla scorta di queste evidenze, il gruppo australiano ha messo a punto il programma "Beating Heart Problems" che ha come abiettivo quello di migliorare autostima e prospettive dei pazienti sofferenti e depressi dopo l'infarto o il BPAC. Il programma punta sul trasformare i "pensieri negativi" sulla propria condizione di cardiopatico in elementi positivi e di prospettiva per convivere nella nuova condizione di rischio CV e trovare, inoltre, stimoli positivi nella migliore qualità di vita, nello stile nutrizionale corretto e nell'attività fisica. Il programma di 8 settimane ha riunito 276 pazienti cardiopatici depressi e non depressi e ha puntato sul ruolo cardine dei secondi, intesi come modello, per agire sui depressi. Inoltre, nelle 8 settimane si sono analizzati temi molto "sentiti" come: ansia, la gestione della rabbia, l'attività fisica, la nutrizione, la cessazione del fumo. I risultati dello studio sono stati eccezionali, ha riportato la Murphy, confrontando pazienti che avevano partecipato al programma con pazienti che non ne avevano preso parte. I coinvolti hanno migliorato significativamente i livelli di attività fisica praticata, migliorato i livelli di C-HDL, migliorato lo stato psicologico e la loro depressione al contrario di chi non aveva seguito il programma che è rimasto stabile o addirittura peggiorato.

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