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Meglio un’analisi del ritmo precoce o tardiva nell'arresto cardio respiratorio improvviso?...Nessuna differenza!!

Fonte: N Engl J Med 2011; 365:787-797 September 1, 2011.

Non esiste alcuna differenza significativa, in termini di sopravvivenza alla dimissione, per i pazienti colpiti da ACRi (Arresto Cardio Respiratorio improvviso) extraospedaliero, trattati con CPR (rianimazione cardiopolmonare) e precoce analisi del ritmo (eseguita dopo un minimo di 30 ed un massimo di 60 secondi di CPR) e quelli trattati con analisi tardiva (effettuata dopo 180 secondi di CPR). Queste sono le conclusioni a cui sono giunti il dott. Ian G. Stiell ed i suoi colleghi che si sono proposti di confrontare le due tempistiche di analisi del ritmo. I ricercatori, nel loro studio, hanno incluso 9.933 pazienti, 5.290 trattati con analisi del ritmo precoce (gruppo EARLY) e 4.643 con un'analisi più tardiva (gruppo LATE). Tra questi, 273 pazienti (5,9%) nel gruppo LATE e 310 pazienti (5,9%) del gruppo EARLY hanno presentato (end point primario) un soddisfacente stato funzionale (punteggio della scala di Rankin modificata ≤ 3) alla dimissione, evidenziando l’assenza di differenze statisticamente significative tra i 2 gruppi (P=0,59). Inoltre, sia l'analisi dei dati con aggiustamento per fattori confondenti, sia quella dei sottogruppi non hanno mostrato alcuna differenza in termini di sopravvivenza per entrambi i gruppi.

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