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Lieve ipotermia dopo arresto cardiaco: evidenze di beneficio

Fonte: BMJ 2011; 343: d5889.

Storicamente, i medici di terapia intensiva hanno avuto un approccio nichilista nei confronti dei pazienti che sono rimasti incoscienti dopo un arresto cardiaco al di fuori dell'ospedale. La situazione è cambiata con la pubblicazione di due studi clinici randomizzati di lieve ipotermia indotta (32-34°C), che hanno mostrato neuroprotezione. In seguito questo trattamento è stato accolto dal Comitato Internazionale sulla Rianimazione, European Resuscitation Council, American Heart Association e, più recentemente, dall'Istituto Nazionale per la Salute e l'Eccellenza Clinica (NICE). Modelli animali di arresto cardiaco hanno dimostrato che l'ipotermia consente un lieve miglioramento dell’esito neurologico, e questi dati sono stati sostenuti da piccoli studi osservazionali nei pazienti. Gli studi clinici per determinare se questo trattamento ha fornito un beneficio in pazienti incoscienti dopo l'arresto cardiaco sono stati dunque determinanti. Tuttavia, nessuno studio randomizzati ad oggi fornisce dati sufficientemente saldi per giustificare la conclusione che l’ipotermia a 32-34°C debba essere utilizzata dopo l'arresto cardiaco al di fuori dell'ospedale.

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