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Il valore di emoglobina glicata può essere utile nel calcolo del rischio cardiovascolare!

Fonte: Arch Intern Med 2011; 10.1001/archinternmed.2011.351.

Non è chiaro se i modelli per il calcolo del rischio che includono il valore di emoglobina glicata (HbA1c) migliorino, nei diabetici, la capacità di predire eventi cardiovascolari (CVD) rispetto all’attuale classificazione del diabete come equivalente di elevato rischio cardiovascolare. Sono state monitorate 24.674 donne (685 diabetiche al basale) e 11.280 uomini (563 diabetici al basale) per eventi cardiovascolari (CVD). Si sono verificati 125 eventi CVD nelle donne diabetiche e 666 in quelle non diabetiche; 170 eventi si sono verificati negli uomini diabetici e 1.382 in quelli non diabetici. Sono stati sviluppati dei modelli per il rischio CV, separatamente per uomini e donne, con l’aggiunta del valore di HbA1c per i soggetti diabetici. Il rischio calcolato con questo metodo è stato paragonato a quello che utilizza il metodo classico e che considera il diabete un equivalente di alto rischio cardiovascolare. Nelle donne diabetiche i modelli che includevano i livelli di HbA1c hanno migliorato la C statistica di 0.177 (P<0.001), negli uomini i miglioramenti sono stati più modesti, ma pur sempre significativi (cambiamento 0.039, P=0.02). Quindi in entrambi i sessi, nei soggetti con diabete al basale, incorporare il valore di HbA1c per predire il rischio cardiovascolare aiuta a migliorare l’affidabilità del calcolo del rischio.

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